martedì 12 gennaio 2010

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Qualche mese fa mi decido e vado in banca. Stava piovendo e arrivo di corsa alla filiale, dove c'è sempre poca gente e attendo veramente poco per l'ufficio dei conti corrente.
Mi danno questa piccola chiavetta per l'home banking. Piccola, la misuro: ha la vaga forma di una chiave ma misura 57 mm X 23 mm.
Genera i numeri richiesti dal sito internet per autorizzare le operazioni dove si movimentano soldi. Ogni 60 secondi la chiavetta genera un numero nuovo, a 6 cifre che compare sulla finestrella. Un piccolo indicatore a tacche permette di capire il tempo che rimarrà prima della generazione del nuovo numero.
L'ho osservata per 4 ore, quasi cinque e in numeri non si ripetono mai. Ovviamente essendovi 6 numeri le diverse combinazioni di numeri sono 999999, quindi per avere certezza (non la probabilità non nulla) che un numero si ripeta devono passare almeno 695 giorni, quasi due anni. I numeri credo che siano generati a seconda del tempo.

Torno in banca dopo una settimana. Vado dal direttore, una donna. "Lei ne ha visti due uguali?" - irrompo gesticolando con la chiavetta stretta tra due dita - "No", mi risponde, "ma sicuramente se ne devono ripetere due uguali, immagino dopo anni. Ma lei si sente bene?"
Un uomo sulla quarantina mentre sto per uscire mi strattona per la giacca a vento e domanda di parlarmi. Andiamo ad un caffè difronte alla banca, dove dalla vetrina si vede la porta e il bancomat. "Io non ho mai visto due numeri uguali". "Ma scusi", gli spiego con calma mescolando il te, "faccia due conti dopo quasi due anni i numeri si devono ripetere." - "Questo lo comprendo, li ho osservati da 4 anni, li ho scritti uno dopo l'altro, mia moglie mi ha lasciato per questo, ogni sessanta secondi guardavo la chiavetta e ricopiavo il numero. Dopo un anno ho usato un pc per confrontarli tutti. Non si ripetono". E corre via lasciandomi un numero di telefono scritto sul bordo di un tovagliolino. Lo chiamo subito ma trovo la linea occupata. La sera finalmente riesco a parlare con qualcuno. Una voce ferma mi da appuntamento per il giorno dopo vicino ad un chiostro del centro della città.

Un uomo con un cappotto scuro a quadri mi aspetta all'angolo e sembra riconoscermi; non si avvicina, resta immobile e lo raggiungo io; in mano mi mostra avere un mucchietto di chiavette di diverse banche legate da un nastrino porpora: "I numeri non si ripetono, non si ripetono mai in nessun caso. Questo sembra impossibile, ma lasci perdere questa storia per sempre."

Con passo risoluto si allontana e non faccio nulla per trattenerlo. Noto solo dopo un certo tempo che sotto le sue suole, prima celati, vi erano due mucchietti rossi di petali di rosa.

In un paio di mesi mi ritrovo a parlare della questione in ordine con: prete cattolico, rabbino, commessa del supermercato, veterinario, psicologo appena laureato, commessa del Self.

Io: avete dei tasselli per la tappezzeria interna delle auto, come questo?
Commessa: no, mai visti in giro. Ma te sei quello della chiavetta? dei numeri?
Io: si, ma come fai a saperlo?
Commessa: vedi, è come cercare la donna perfetta: c'è quella attuale, ma ce ne sono tante altre. Tu la cambi cercando di migliorare ma al più vari.
Io: usciamo questa sera?
Commessa: inventario, mi dispiace.

venerdì 25 dicembre 2009

Pensiero di Natale

Ieri sera in televisione, per la conclusione del TG1, mostrano questo concerto dove c'è Bocelli, Andrea Bocelli, che canta Jingle Bells assieme ai Muppets. Ci sono tutti, Kermit la Rana, quel pupazzo tanto sexy a forma di porcellina e tutti gli altri vestiti di rosso e con i cappelli di Babbo Natale. Bocelli è vestito di bianco, con una sciarpa bianca che cade diritta sulla candida giacca e canta tutto contento tastando i Muppets sulla testa, all'interno di una enorme slitta dorata, zeppa di regali con fiocchi e tanta vernice d'argento e stelle che brillano sotto i riflettori, mentre neve finta inizia a cadere sul palcoscenico.

Poi pensandoci bene alla fine una spiegazione me la riesco a dare: Bocelli mica ci vede.

(Babbo Natale non esiste, è direttamente il Papa che porta i regali dai camini)

giovedì 17 dicembre 2009

Le carte segrete del Dottor F. (Estratto II)

Dottore, voglio diventare un uomo buono.

Buono? In che senso? Buono a niente? Buono da mangiare? Buono con tutti?

Si, si queste cose qua.

Ma lei è già un sacco buono, tenga, assaggi.

Professore, non mi mastichi la prego. Intendo un uomo che piace alle persone.

E queste persone chi sarebbero? Lei le vede, ne sente le voci?

Certo, la gente che mi sta attorno, la gente che amo e voglio che mi ami.

Quindi lei ama questa "gente", queste "persone"? Lo fa per professione, sui marciapiedi?

No, non mi prostituisco, cioè sono consulente informatico, software, ha presente?

Software? Quelli dove non si vede la vagina in primo piano?

No, i programmi, quelli che stanno dentro al computer.

Capisco, quindi secondo lei dentro ai computer, al buio vi sono dei programmi, me lo appunto scusi un attimo.

L'altra sera la mia ragazza si è indispettita perché nei profilattici c'era scritto "Play".

Lei ha una ragazza vera? Anche lei vive dentro al computer e magari le vuole bene?

Si, dicevo, "Play". Voleva ci fosse scritto "Impegno" o "Duratura abnegazione alle necessità di coppia".

Non li comprerebbe nessuno.

Infatti, a dire il vero c'erano alla farmacia della parrocchia, ma avevano due dita di polvere. Vi era la foto di Padre Pio sopra.

Ho altri pazienti, con problemi più seri, la prego di andare...

Mi aiuti ad essere una persona buona la prego.

Che le devo dire? faccia del bene agli altri, sia sempre gentile e disponibile, abbia sempre una parola di conforto e una mano tesa per aiutare chi ne ha bisogno.

Ottimo, e gli altri faranno così con me quindi?

Non ne ho la certezza. Deve farlo per lei non per gli altri.

Vabbè, ma diventerò immortale allora?

No.

Si fotta dottore.


Post scriptum (il nome E**lio è stato scritto così per renderlo più chic):

E**lio: Buonuomo villico, mi sono morti i due pesci rossi.
Negozio di animali: Ha lasciato depositare l'acqua?
E**lio: Ci andava l'acqua?

Negozio: Ne vuole altri due?
E**lio: No, vorrei un gattino persiano albino che non pisciasse e né cagasse.
Negozio: Non esistono.
E**lio: Allora un bellissimo pony che non pisciasse e nemmeno cagasse.
Negozio: Si, lo vado a prendere.

Negozio: Lo incarto?
E**lio: No lo porto via così.
Negozio: Non si cavalca in quel modo.
E**lio: Questione di gusti.


mercoledì 9 dicembre 2009

Franchini va al No B-Day (omaggio a P.V.)

Franchini tragicamente convinto dai colleghi dell'ufficio, decide di partecipare al No B-Day a Roma.
Il suo ultimo impegno politico risaliva ad una candidatura a capoclasse durante le primarie della terza media (4 voti scambiati con altrettanti fruttini alla pera).
Fu convinto con il mistico miraggio di improbabili adunate sessantottine di sesso libero.
La partenza del pullman era prevista alle 3 di mattina dalla piazza di Porto Fuori. Il pullman consisteva in un agghiacciante furgone Iveco color senape, con cassone ricoperto di cerata, riempito con sedie impagliate, portate dalla cucina dei manifestanti stessi.
Un'atroce nebbia ricopriva la campagna, disorientando metà della compagnia; i dispersi salirono a bordo di un autobus diretto nella profonda Siberia, dove ora lavorano tutti con ottimi risultati nelle vesti folkloristiche di badanti rumene.

Indumenti per la protesta di Franchini: pesantissimo eskimo comperato in un mercatino multiculturale a Bologna color verde marcio con marchio Nike oscenamente scucito dalla schiena, sciarpa derivata da uno scampolo di sartoria teatrale per costumi di arlecchino (4 metri), confuse spillette assortite di una vecchia bancherella di Forza Nuova tra cui spiccavano le scritte "Vota DC" e reminiscenze di slogan del ventennio.

Arrivo a Roma previsto in due ore grazie a gigantesco navigatore elettromeccanico, acquistato da un gruppo di circensi di origine russa con tecnologia della DDR. Al duecentesimo повернуть налево ("Voltare a sinistra") dopo cinque ore di imbarazzante girotondo in una rotonda appena fuori dal paese, ci si decide a consultare l'ingegner Mughetti dotato di stradario Socio ACI datato 1971.

Nella più profonda ignoranza di cori di Partito, si ripiega su un deprimente vocalizzo, in ordine di: pubblicità formaggini Tigre (anno 1987, ripetuta 120 volte), Bocca di rosa (27 penosi bis), per finire con non ben precisati cori liturgici da messa funebre in esoterico latino ai più misteriosamente conosciuto.

Dopo dieci ore di traumatica percorrenza di sterrati e tratturi destinati alla transumanza (e quindi secondo Regio Decreto vigenti di precedenza per il bestiame rispetto alle carrozze) si raggiunge la periferia di Roma parcheggiando in prossimità di scavi archeologici etruschi frequentati da tombaroli.

Arrivo al presunto punto di raccolta del corteo, dopo quattro ore di pellegrinaggio sempre seguendo uno stradario del solito Mughetti strappato da un TuttoCittà del 1966, in occasione della partecipazione ad una mostra campionaria di tavolette da wc.

Manifestazione praticamente già finita dopo penosi tafferugli tra cortei di protestanti datesi sinistramente appuntamento lo stesso giorno nello stesso luogo. In ordine di crescente ferocia: Unione Commercialisti Italiani, Casalinghe Contro Sospensioni Telenovele Periodo Estivo, Segretarie Racchie Non Molestate.

Verso le 24, una stella cadente annuncia l'arrivo del conte dottor Travaglio Calzoni Vallerani. I dipendenti più umili travestiti da immigrati si mettono in fila per consegnare doni e sacrifici umani. Franchini sotto una mistica visione dettata dalla fame, grida alla visione di Beppe Grillo con le stimmate: nessuno gli crede.

Pullman inagibile perché occupato da improvvisata comune dell'Unione Bidelli Senza Scopo Alcuno.
Ritorno in nottata tramite provvidenziale littorina con interni in legno e amianto, messa a disposizione per i manifestanti dal Genio Civile in quanto destinata a smantellamento in Jugoslavia. Dimenticati 7 impiegati addormentati, anch'essi tragicamente smantellati e rispediti alle famiglie in ordine sparso. Senza istruzioni.

Notizie del giorno dopo: 10000 manifestanti per la questura, 21 per gli organizzatori, il rag. Franchini escluso per non avere alzato la mano all'appello.
Al lavoro il giorno dopo si racconta che abbia pianto in sala macchinette, ma con enorme dignità.

giovedì 3 dicembre 2009

Libra di novembre: Narici e orecchie

Qui, ovvero non qui ma altrove cliccando su qui, non questo qui e nemmeno questo ma il primo a sinistra con la maiuscola, trovate un mio altro piacevolissimo articolo per il nuovo Libra, che altrimenti trovate in forma cartacea in giro per Ferrara.

Anche io lo vado cercando perché poi lo metto sul tavolinetto in salotto e sbadigliando lo indico annoiato alle persone che entrano in casa. Ma in realtà ci ho messo un sacco di lavoro per indovinare le lettere accentate sulla tastiera americana.

martedì 24 novembre 2009

Bonsai

Questo uomo coltivava bonsai; aveva iniziato a coltivarli da quando era andato in pensione, esattamente un anno dopo essere andato in pensione. Prima aveva i nipoti ai quali pensare, poi se ne era francamente annoiato e iniziò a coltivare i bonsai. Il primo bonsai lo comperò al mercato, in un vasetto di terracotta grezza dipinta di verde: un olmo. Poi ne aveva creati alcuni lui a partire da piantine nate da seme, o sfruttando talee di altri alberelli di amici. Nel giro di un paio di anni il terrazzo si popolò di qualche quercia, abeti, faggi e piccoli bonsai da frutto, con piccoli frutti in miniatura. La moglie diceva che lui era semplicemente scemo. La moglie morì e lui le piantò un bonsai anche sulla tomba, ma senza cattiveria.

All'uomo con gli anni calò la vista e le forbicine sempre più a fatica riuscivano a tagliare i rametti da potare, mentre le pinzette lavoravano grossolanamente sui rami da piegare al disegno delle sagoma desiderata.
Involontariamente, se prima i bonsai risiedevano in vasetti da un pugno di terra e argilla, iniziarono ad essere trasferiti in vasi circolari dal diametro di decine di centimetri.
Il vecchio acquistò un terreno in campagna, lontano dal centro abitato con una casa rustica e calda. Visto che inciampava tra i vasi, soprattutto quando la luce proveniva dall'incerto tramonto, decise di trasferire la sua collezione fuori, a terra. Prese la zappa e scavò buche nel terreno: due ampi passi una buca, due passi e una buca, e così via, fino al confine a rete verde della sua proprietà.
A volte delle macchie si sovrapponevano tra lui e l'orizzonte del suo terreno: erano macchie più contenute di quelle che divoravano l'immagine del televisore o le foto di famiglia, ma decise che più sarebbero state le foglie verdi e i rami marroni, minori sarebbero state in proporzione le macchie nere.
Parlò con il suo vicino di casa. Più che un dialogo fu una trattativa. Il figlio disse che era matto, ma nulla poté. Acquistò la proprietà del vicino e del vicino del vicino, confinante anche sulla destra. Alcuni ragazzi lo aiutarono a piantare a terra piante che venivano da semi e risiedevano in vasi.
I ragazzi si divertivano ad aiutarlo perché poi a casa i genitori li picchiavano.

Faceva colazione e poi andava in giro tra le piante. E si faceva buio o forse solo per lui era buio. A volte era caldo, altre volte l'aria era fresca ma sopportabile. Non sempre riusciva a tornare a casa per la sera e nemmeno per la mattina dopo. Le piante non avevano un reale ordine, erano piante, tutte diverse ma simili e non sempre familiari. Le strade per la casa erano molte ma sempre poche tra gli infiniti percorsi in mezzo alle piante che si potevano tentare durante le ore.
E con maggiore frequenza conveniva rinunciare al ritorno e rimanere. Sedersi contro un tronco e aspettare la luce per ricevere almeno una direzione.
La foresta creata dall'uomo non aveva più bisogno delle forbici, delle mani o della vanga dell'uomo. La foresta gettava i suoi frutti, i suoi semi al vento e rigenerava se stessa espandendo i suoi perimetri. I rami si intrecciavano con altri rami, creando alte cupole di foglie impedendo al sole di raggiungerne le radici.

La casa non era più all'estremità della proprietà, ma era in mezzo alla foresta, o comunque al suo interno. Anche l'uomo, per quanto a tentoni inciampasse tra le radici di quelli che erano stati piccoli esercizi di pazienza, si trovava sempre al centro della foresta.

Le radici iniziarono a sollevare i pavimenti della casa e distrussero muri, mentre i vetri venivano frantumati da rami spezzati. I frutti delle piante,  acerbi, non raramente velenosi, davano uno scarso nutrimento all'uomo.

E per l'uomo, ridotto alla quasi cecità, ottenebrato da una nebbia senile, che stesse vivendo oramai da mesi tra una foresta buia e cordiale, o che le piante fossero ancora i bonsai del suo balcone e la sua statura si fosse ridotta a quella di un ditale da cucito, poca differenza poteva oramai fare.

giovedì 19 novembre 2009

martedì 3 novembre 2009

Libra di maggio

Visto che mi sento pienamente integrato in ogni ambito letterario, vi segnalo l'ultimo numero (maggio...) di questa pubblicazione universitaria di Ferrara (Libra) nella quale trovate un mio articolo, pienamente inquadrato tra le problematiche dei giovani universitari, i temi sociali cari agli studenti di Giurisprudenza e i rettangoli grigi.

Donne, orsetti gommosi e me stesso.