Quando mi capita di visitare case di persone che conosco chiedo di poter vedere la caldaia. In molti me lo permettono, benché interdetti dalla mia richiesta, la quale cerco di motivare con una sorta di curiosità professionale o a volte pretendendo di avere un imminente cambio di impianto da effettuare e quindi di trovarmi nel processo di valutazione delle altre realtà che mi circondano.
Un conto è studiare un elenco di modelli da un catalogo o da un sito online, un altro vedere l'apparecchio installato e funzionante. Ovviamente non trovo sempre gli ultimi prodotti del mercato, ma alcuni si assomigliano, hanno simili caratteristiche e se installati nell'abitazione già da anni possono dimostrare l’affidabilità dell'impianto e la soddisfazione dell'acquirente verso una determinata marca. "Condensazione" è la parola chiave di un moderno proprietario di caldaia, il quale non mancherà mai scandirla, in particolare successivamente ad un recente, oneroso, acquisto.
Oramai quasi tutte le caldaie moderne sono molto compatte, prevalentemente verniciate in bianco e risiedono all'interno della casa o dell'appartamento, magari dentro vani predisposti appositamente, a volte sul terrazzo, oppure appena fuori nel garage. I vecchi bruciatori a nafta avevano il loro locale separato anche in abitazioni di medie dimensioni. La motivazione era principalmente per soddisfare i requisiti di legge in termini di sicurezza. Un'intera stanza per una caldaia! Ve lo immaginate il lusso? Magari i figli condividevano una camera da letto, la lavatrice si trovava in cucina e la scrivania era nel soggiorno: ma la caldaia, con annesso bruciatore e pompa di circolazione, aveva la sua dimora separata.
In passato la varietà era certamente maggiore, si incontravano dimensioni e colori estremamente diversi. La complessità dell'impianto rifletteva l'evoluzione che vi era stata negli anni, con aggiunte e modifiche che si potevano notare da bizzarri percorsi fatti dai tubi, da riduzioni di diametro o valvole che prima interrompevano una parte del circuito dell'acqua (ora rimosso) ma mai eliminate.
Tali valvole, in maniera altamente ridicola per una persona che si fermi ad osservarle, sono rimaste alla fine di un tubo, poco prima di un tappo. Che siano aperte o che siano chiuse nulla cambia se non per quegli ultimi centimetri di conduttura. Magari uno le lascia chiuse se non si fida della tenuta del tappo. E così fanno in molti.
martedì 15 dicembre 2020
Caldaie
domenica 15 marzo 2020
Dal primo piano
Ho montato una lente da 200 mm alla reflex.
Apro la finestra a metà, osservo dall'oculare e punto l'obiettivo alla gente che cammina, per la strada. Vivo al primo piano e c'è ancora tanta gente che passa sotto di me.
Come se avessi un fucile tra le mani, con un lungo mirino, seguo le persone attraverso le ottiche, le mantengo a fuoco e scatto. Ho tolto la funzione autofocus (un interruttore a lato permette di scegliere).
Alcune mi vedono, si girano, mi guardano e allora scatto. Vedo la loro faccia sorpresa, a volte contrariata. Alcuni mi insultano sbraitando e usando parole volgari.
Nessuno fugge via come avrei voluto. Una ragazza ha riso e mi ha mandato un bacio ma non ho scattato quella volta. Forse ripassa se aspetto.
Apro la finestra a metà, osservo dall'oculare e punto l'obiettivo alla gente che cammina, per la strada. Vivo al primo piano e c'è ancora tanta gente che passa sotto di me.
Come se avessi un fucile tra le mani, con un lungo mirino, seguo le persone attraverso le ottiche, le mantengo a fuoco e scatto. Ho tolto la funzione autofocus (un interruttore a lato permette di scegliere).
Alcune mi vedono, si girano, mi guardano e allora scatto. Vedo la loro faccia sorpresa, a volte contrariata. Alcuni mi insultano sbraitando e usando parole volgari.
Nessuno fugge via come avrei voluto. Una ragazza ha riso e mi ha mandato un bacio ma non ho scattato quella volta. Forse ripassa se aspetto.
venerdì 26 ottobre 2018
Check-in
"Cosa ha in spalla?"
"Un violino"
"Perfetto", mi sorride al check-in una riccia signora, "lei sarebbe nel gruppo 4", mi indica sul biglietto, "ma lei non ci faccia caso: appena la collega annuncia il priority boarding lei può già presentarsi per l'imbarco. Così avrà più spazio sulle cappelliere."
"Non sono sicuro di essere abbastanza coraggioso per saltare la fila..."
"Lei passi avanti non si preoccupi, non vogliamo farla attendere e tanto meno non farle trovare posto. Proceda ora al gate, le dico già ora che sarà il B33, resti tra lei e me. B come B-gate e 33 come il prefisso telefonico internazionale della Francia. Vogliamo che tutto proceda liscio per lei, a cominciare da ora. Vede la infondo, quegli inservienti che indossano galloni sulle spalle? Vede quella macchia rossa, è un tappeto, lo stanno srotolando verso di lei, gli vada incontro, su vada, se si incammina ora nel preciso momento che l'ultimo metro sarà svolto sul pavimento il suo piede destro sarà sollevato in aria pronto per posarsi all'estremo limitare del velluto, cammini poi diritto. Buona giornata."
Me ne sono andato al gate mentre la signora riccia, il banco del check-in, il tabellone elettronico soprastante e due o tre passeggeri in fila, sono tutti svaniti in una nuvola di fumo.
"Un violino"
"Perfetto", mi sorride al check-in una riccia signora, "lei sarebbe nel gruppo 4", mi indica sul biglietto, "ma lei non ci faccia caso: appena la collega annuncia il priority boarding lei può già presentarsi per l'imbarco. Così avrà più spazio sulle cappelliere."
"Non sono sicuro di essere abbastanza coraggioso per saltare la fila..."
"Lei passi avanti non si preoccupi, non vogliamo farla attendere e tanto meno non farle trovare posto. Proceda ora al gate, le dico già ora che sarà il B33, resti tra lei e me. B come B-gate e 33 come il prefisso telefonico internazionale della Francia. Vogliamo che tutto proceda liscio per lei, a cominciare da ora. Vede la infondo, quegli inservienti che indossano galloni sulle spalle? Vede quella macchia rossa, è un tappeto, lo stanno srotolando verso di lei, gli vada incontro, su vada, se si incammina ora nel preciso momento che l'ultimo metro sarà svolto sul pavimento il suo piede destro sarà sollevato in aria pronto per posarsi all'estremo limitare del velluto, cammini poi diritto. Buona giornata."
Me ne sono andato al gate mentre la signora riccia, il banco del check-in, il tabellone elettronico soprastante e due o tre passeggeri in fila, sono tutti svaniti in una nuvola di fumo.
venerdì 31 agosto 2018
La giungla che non ti aspetti
Gli animali nella giungla o nella savana se non vedono i teleobiettivi solitamente non fanno nulla. Se per caso vai in vacanza in Africa ti accorgi che il leone bruca l'erba e la gazzella se gli capita ci dorme sul leone, fa i suoi bisogni indisturbata non tanto lontano e anzi se potessero condividerebbero l'abbonamento a Netflix, che se lo chiedi tu ad un amico fa pezzente ma in Africa non ti dice niente nessuno.
Appena arriva la BBC con il super slow motion è un brulicare di attività: orsi bruni a contendersi salmoni in dieci metri di fiume dell'Alaska con i lupi americani, quando in Alaska se volessi mettere gli orsi ad intervalli regolari a pescare minimo dieci chilometri passerebbero tra un uno e l'altro.
L'orso potendo scegliere mangerebbe la frutta e il lupo sono generazioni che è diventato vegano e al massimo mangia il pandoro a Natale perché è tradizione.
Quelli della BBC lo sanno da un pezzo che è tutta scena, ma a loro va bene in questo modo. Cercano lo spettacolo, le rivalità, le sfide per gli spettatori da casa, che, dopotutto, se volevano godersi un'ora di riprese tranquille di mammiferi educati che brucano, facevano installare una webcam su un macrobiotico dell'Oxfordshire.
Appena arriva la BBC con il super slow motion è un brulicare di attività: orsi bruni a contendersi salmoni in dieci metri di fiume dell'Alaska con i lupi americani, quando in Alaska se volessi mettere gli orsi ad intervalli regolari a pescare minimo dieci chilometri passerebbero tra un uno e l'altro.
L'orso potendo scegliere mangerebbe la frutta e il lupo sono generazioni che è diventato vegano e al massimo mangia il pandoro a Natale perché è tradizione.
Quelli della BBC lo sanno da un pezzo che è tutta scena, ma a loro va bene in questo modo. Cercano lo spettacolo, le rivalità, le sfide per gli spettatori da casa, che, dopotutto, se volevano godersi un'ora di riprese tranquille di mammiferi educati che brucano, facevano installare una webcam su un macrobiotico dell'Oxfordshire.
sabato 16 giugno 2018
Apriamo i porti alla Svezia
Mio zio fa questo lavoro, da un settimana quasi. Va in Europa e crea problemi economici ed instabilità politica. Gli ho suggerito di iniziare con la Svezia.
In Svezia prima andava tutto bene, i giovani avevano una occupazione stabile, le pensioni a 60 anni con 30 di contributi, no inquinamento e mutui a tassi ridotti.
Arriva lui, porta il panico. Nessuno vuole stare più in Svezia. Tutte le giovani svedesi (e gli svedesi) si riversano in Italia. Ovvero, vanno verso sud e magari qualcosa arriva anche in Italia.
In Svezia prima andava tutto bene, i giovani avevano una occupazione stabile, le pensioni a 60 anni con 30 di contributi, no inquinamento e mutui a tassi ridotti.
Arriva lui, porta il panico. Nessuno vuole stare più in Svezia. Tutte le giovani svedesi (e gli svedesi) si riversano in Italia. Ovvero, vanno verso sud e magari qualcosa arriva anche in Italia.
- "Siamo giovani svedesi (anche maschi), possiamo entrare a rubarvi il lavoro?
- "Certo, a noi va benissimo".
mercoledì 12 luglio 2017
Il sesso orale come paradigma di un modello della realtà fisica
Edward
Norton Lorenz era un uomo tranquillo che amava il suo lavoro. Ogni
venerdì era solito tornare a casa un po' prima dall'università dove
si occupava di matematica, in particolare di matematica legata alle
meteorologia. Era sposato da almeno 20 anni e si vantava di conoscere
le donne e con “donne” intendo sua moglie e con “bene” si
intende così così. Lorenz aveva l'abitudine, consolidatasi da circa
10 anni, di passare ogni venerdì a prendere un mazzo di fiori e una
bottiglia di vino in un supermercato sulla via del ritorno. La
consorte, certa della bottiglia di vino e del mazzo di fiori, un'ora
prima del suo rientro a casa iniziava a preparare costolette condite
in un solido strato di spezie che all'arrivo del marito sarebbero
state sfrigolanti in padella, pronte per essere rigirate un'ultima
volta un momento prima che i fiori le fossero passati in mano, un
bacio le venisse dato in fronte e la bottiglia toccasse il tavolo
della cucina. Le cena trascorreva principalmente nell'ascoltare la
moglie. La moglie di Lorenz sapeva di essere lasciata parlare, ma la
cosa sembrava inorgoglirla quasi quanto i sorrisi del marito tra un
boccone e un sorso di vino. Finita la cena i coniugi ascoltavano
qualche programma alla radio e poi si ritiravano al piano di sopra,
pochi minuti prima delle 22 come era sempre avvenuto negli ultimi 10
anni.
Il lunedì
seguente, guidando verso l'università, fumando con un braccio sporto
dal finestrino, Lorenz si domandava come mai tre sere prima la moglie
avesse voluto onoralo di una appagante sessione di sesso orale, cosa
che invece non era avvenuta il venerdì notte ancora precedente, né
tre settimane fa, mentre ancor prima fosse accaduta per quattro
settimane in serie.
Durante la
mattina Lorenz programmò il computer che usava per lavorare
(all'epoca i computer erano noiosi e senza faccine buffe) per
ottenere un grafico dell'evoluzione temporale di equazioni che
rappresentavano un modello semplificato della convezione atmosferica,
equazioni che, come sarebbero state conosciute a posteriori, Lorenz
usava chiamare equazioni di Lorenz dal nome del loro scopritore, che
era lui medesimo.
I dati
lentamente macinati produssero un tracciato. Tornato dal pranzo,
volle estendere temporalmente il calcolo, e lo fece ripartire usando
meno decimali nei dati iniziali in modo da velocizzare
l'elaborazione. I grafici dei due risultati dopo pochi decimetri di
carta perforata divergevano come le traiettorie di due automobili
guidate da Schumacher ora e quattro anni fa. Assodato che il computer
non avesse fatto errori grossolani, Lorenz aggiunse alla frustrazione
del non conoscere sua moglie l'aggiunta costernazione di non
comprendere appieno ciò che lui stesso aveva creato.
Tutto ciò
avveniva nel 1963, quando negli ultimi 60 anni la fisica unita alla
matematica, aveva già oltremodo infastidito le solide concezioni che
per secoli mantenevano salde le boccolute parrucche sui crani degli
eminenti scienziati. Se Lorenz avesse avuto modo di discutere con
Newton delle sue pruderie matrimoniali o delle sue equazioni
quest'ultimo non lo avrebbe capito. Tralasciando il fatto che Sir
Netwon tutto preferiva tranne avere a che fare con le donne
(commentare la Bibbia, cercare di trasmutare i metalli, odiare in
preda ai fumi del mercurio tutti i suoi colleghi), per lui
un'equazione relativa ad un fenomeno fisico si prendeva, si rigirava
come meglio conveniva e si risolveva come solo un vero matematico
d'altri tempi osava fare. All'inizo del secolo Einstein non ci
avrebbe fatto capire più niente dello spazio e del tempo, mantenendo
comunque un certo determinismo della nostra ignoranza del fenomeno
fisico:
"Ti sembra lungo?"
"Non saprei, a che velocità inerziale hai detto che ti stai
muovendo?"
dove anche
il durare risulta imprescindibile dal sistema di riferimento: negli
acceleratori moderni un evento troppo breve per essere misurato viene
fatto andare veloce e come per magia sembra durare di più allo
scienziato che sta fermo alla stazione osservandolo avvenire, a parte
il fatto che non sia magia, ma equazioni. Fino ad arrivare alle
meccanica quantistica nella quale non posso sapere nulla di un evento
prima di misurarlo e l'atto di misurarlo ne determina la misura, roba
che, anche a dirla seriamente davanti ad una lavagna, ti prendono per
scemo.
Lorenz che
non era uno sprovveduto queste cose le sapeva, ma come aveva imparato
alle elementari, la relatività ristretta riguarda le cose piccole
piccole che viaggiano a velocità veloci veloci mentre la meccanica
quantistica riguarda cose piccole piccole che non sanno nemmeno ben
loro se essere particelle o onde. Questo sicuramente non poteva avere
a che fare con le sue amate masse atmosferiche, che, benché,
costituite da cose piccole (atomi, non particelle: per il lettore
distratto le particelle sono piccole piccole), erano descritte da
equazioni che nella loro formulazione risultavano molto più vicine
al buon Isacco che agli scapestrati fisici dell'ultimo secolo.
Quindi
Lorenz cosa aveva sbagliato? Stesso vino, stesso orario di ritorno,
stesse costolette, stessa cena, stesse equazioni e stessi dati
iniziali? Quasi. Ripetendo la sua simulazione al computer includendo
tutti i decimali che si poteva permettere, ottenne un terzo risultato
e comprese quello che tutti noi ora chiamiamo nelle conversazioni al
bar con gli amici “effetto farfalla” che enunciato in termini
chiari anche all'innamorata dell'eroe in canottiera in un film di
Hollywood: “cambi di poco la condizione iniziale, il risultato
prende una piega imprevista”. Esplosione. Quindi anche in un mondo
ideale dove tutti coloro che su Facebook sanno come stanno veramente
le cose hanno modo di provare le loro idee, fallire e stare zitti per
sempre e dove tutte le equazioni per descrivere la realtà sono
definite in un comodo breviario tascabile, impercettibili errori nel
definire le condizioni iniziali stravolgono la nostra previsione del
futuro. I decimali alle spalle del numero contano, e tanto, quindi
anche l'errore che si fa nel misurare: siccome le due cose sono
imprescindibili ci troviamo ad essere deterministicamente fottuti.
Lorenz
imparò allora una importante lezione morale che sono certo avrebbe
voluto condividere: la prima volta che ti porti una tipa a casa è
(quasi) un Newton assicurato, dopo 20 anni di matrimonio meglio
giocare bene le tue condizioni iniziali.
venerdì 14 ottobre 2016
Zanardi
Una volta vidi un documentario, mi pare su RaiTre, su Zanardi.
Seguiva la sua vita quotidiana, dai siparietti in famiglia, agli allenamenti quotidiani, fino alle grandi prove sportive che tutti conosciamo.
Iniziava con questo momento di vita domestica, dove tutta la famiglia era riunita attorno al tavolo per la colazione, probabilmente alle 4 del pomeriggio di una domenica, o qualcosa finto di questo genere. Un paio di figli di sessi assortiti per l'occasione e moglie sorridente.
Telecamera fissa su Zanardi, dopo vari momenti di autoironia sull'assenza delle gambe, gli venne chiesto in merito alla sua esperienza (pilota automobilistico, pilota in declino, amputato, super sportivo disabile) se, potendo tornare a prima dell'incidente, sceglierebbe di riavere le sue gambe. Lui ci pensò poco e rispose di no, che probabilmente non lo farebbe. Insomma, potendo scegliere, meglio senza gambe.
Poi finita la colazione nel tempo per "alzarzi", spostare la sedia, sistemare le stampelle, trovare il l'equilibrio e allontanarsi, la moglie aveva iniziato a sparecchiare, togliere i piatti dalla tavola, mettere i piatti nel lavello, infilarsi i guanti e rassettare tutta la cucina. E Zanardi seguito dalla telecamera infine si è diretto verso il garage dove si è infilato in una bicicletta speciale, che poi era un triciclo, tramite la quale si pedala con le mani, pronto per i cento chilometri quotidiani.
Questo simpatico episodio mi ha fatto capire che Zanardi in effetti non è diverso da nessun altro.
Seguiva la sua vita quotidiana, dai siparietti in famiglia, agli allenamenti quotidiani, fino alle grandi prove sportive che tutti conosciamo.
Iniziava con questo momento di vita domestica, dove tutta la famiglia era riunita attorno al tavolo per la colazione, probabilmente alle 4 del pomeriggio di una domenica, o qualcosa finto di questo genere. Un paio di figli di sessi assortiti per l'occasione e moglie sorridente.
Telecamera fissa su Zanardi, dopo vari momenti di autoironia sull'assenza delle gambe, gli venne chiesto in merito alla sua esperienza (pilota automobilistico, pilota in declino, amputato, super sportivo disabile) se, potendo tornare a prima dell'incidente, sceglierebbe di riavere le sue gambe. Lui ci pensò poco e rispose di no, che probabilmente non lo farebbe. Insomma, potendo scegliere, meglio senza gambe.
Poi finita la colazione nel tempo per "alzarzi", spostare la sedia, sistemare le stampelle, trovare il l'equilibrio e allontanarsi, la moglie aveva iniziato a sparecchiare, togliere i piatti dalla tavola, mettere i piatti nel lavello, infilarsi i guanti e rassettare tutta la cucina. E Zanardi seguito dalla telecamera infine si è diretto verso il garage dove si è infilato in una bicicletta speciale, che poi era un triciclo, tramite la quale si pedala con le mani, pronto per i cento chilometri quotidiani.
Questo simpatico episodio mi ha fatto capire che Zanardi in effetti non è diverso da nessun altro.
giovedì 9 giugno 2016
Il genetliaco della Regina
In Inghilterra hanno una bellissima tradizione per i compleanni della Regina. Magari non per tutti i singoli compleanni, ma sicuramente per quelli importanti, ad esempio nell'anno attuale per i suoi magnifici 90 tondi anni, o per quando ne ha compiuti 70, o per quando, Dio in te confidiamo, ne compirà dieci volte dieci; dopotutto quante volte nella vita si compiono novantanni? Una sola! Ok anche 23.45 ma questi sarebbero solo dettagli.
Tutti i bambini delle scuole primarie per un giorno festeggiano la Regina preparando un biglietto di auguri da inviare poi a Palazzo. Le maestre dedicano la mattina alla realizzazione di un pensierino, una breve poesia in rime baciate, magari corredata da un grazioso disegno pieno di porporina e dai dettagli sproporzionati da confezionare in una lettera da spedire al seguente indirizzo
Non è adorabile? Viene indicato persino il codice postale. Io perlomeno lo trovo adorabile.
Immagino la Regina, a Palazzo, circondata dall'impaziente affetto dei suoi cari, che siede a fianco di enormi sacchi di morbida stoffa, aprendo una lettera alla volta, leggendola, accarezzandola con un affabile sorriso, annusandola e pulendocisi il culo.
Non necessariamente in questo ordine.
Tutti i bambini delle scuole primarie per un giorno festeggiano la Regina preparando un biglietto di auguri da inviare poi a Palazzo. Le maestre dedicano la mattina alla realizzazione di un pensierino, una breve poesia in rime baciate, magari corredata da un grazioso disegno pieno di porporina e dai dettagli sproporzionati da confezionare in una lettera da spedire al seguente indirizzo
Her Majesty The Queen
Buckingham Palace
London
SW1A 1AA
Non è adorabile? Viene indicato persino il codice postale. Io perlomeno lo trovo adorabile.
Immagino la Regina, a Palazzo, circondata dall'impaziente affetto dei suoi cari, che siede a fianco di enormi sacchi di morbida stoffa, aprendo una lettera alla volta, leggendola, accarezzandola con un affabile sorriso, annusandola e pulendocisi il culo.
Non necessariamente in questo ordine.
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