giovedì 31 marzo 2011

Le domande degli studenti

Prof, quindi non andiamo in gita in Cambogia?

Prof, lei ha un camper?

Prof, lei ha una casa in montagna e spacca la legna?

Prof, perché non mi accetta l'amicizia su facebook?

Prof, ma lei è laureato?

Prof, per che squadra tifa?

Prof, lei è sposato?

Prof, ha visto il motomondiale?

Prof, lo sa che la stimo?

Prof, è tornato B., posso uscire io?

Prof, che macchina ha?

Prof, posso mangiare?

Prof, posso bere?

Prof, viene a ballare con noi sabato? Quello di religione viene.

Prof, vado a prendere il gesso?

Prof, quanto la pagano? Almeno 100 euro al mese?

Prof, un po' ci vuole bene?

Prof, vuole vedere la foto della mia ragazza?

Prof, se ho un 4 e un 5+ alla fine mi da 6?

Prof, vero che il prossimo anno le mancheremo?

Prof, ieri sera ha visto Zelig?
No.
Le piace?

Prof? Prof? Prof? Proooof?
Sì, che vuoi?
No niente.

venerdì 4 febbraio 2011

Zenone

Era sdraiata sul letto di traverso, appoggiata sull'addome. Poi si è stesa al mio fianco e mi dava baci veloci guardandomi con questi occhi enormi. Quando batteva le palpebre lo spostamento dell'aria era percettibile, ma molto probabilmente erano le sue narici a provocarlo.

"Noi due non riusciremo mai a fare sesso", le ho detto passandole una mano nell'incavo a lato della spina dorsale. "E perché mai?" mi ha risposto guardandomi come potrebbe fare di solito.

"Vedi, affinché tra noi ci sia un rapporto sessuale completo, il mio pene si deve per lo meno avvicinare al limitare del tuo sesso: che distanza ci sarà ora? 20 centimetri? Affinché sia raggiunto, si deve prima percorrere metà dello spazio tra me e te, poi ovviamente per colmare lo spazio restante si deve percorrere un'altra metà di quello rimanente. E cosa resta? Altro spazio, che posso ancora dividere in una metà da attraversare e un'altra metà che resterebbe tra noi due. Mi segui? Siccome posso sempre dividere una certa lunghezza in due metà, e ci sono infinite metà per ogni distanza, sempre più esigue ma comunque infinite, siamo destinati alla castità.".

Allora mi è salita a cavalcioni con gli stivali ancora indosso e che Zenone si fottesse alla grande.

giovedì 20 gennaio 2011

Dare corrente all'Enel

Nell'appartamento sopra il mio non c'è la corrente elettrica. Fine del contratto vecchio in attesa dei nuovi inquilini.
Allora ho pensato che se collego un cavo con due spine, uno a una mia presa (noi abbiamo la luce) ed uno ad una presa in quell'appartamento, dovrebbe iniziare a circolare corrente nell'appartamento. Le luci dovrebbero accendersi e le altre prese elettriche, essendo in parallelo con la presa "elettrificata" artificialmente da me dovrebbero poter dare tensione.
L'appartamento lo alimenteremmo noi tramite il cavo che dalla strada arriva a noi, ma loro non sarebbero alimentati dall'Enel o da chi per loro. Anzi la nostra corrente dovrebbe arrivare ai cavi stradali della ditta fino alla centrale più vicina.
In questa centrale, magari una diga, l'acqua dovrebbe iniziare a scorrere dal basso verso l'alto mossa dalle turbine dinamo; in una centrale termoelettrica a rigor di logica i fumi della combustione dovrebbero diventare carbone o rifiuti, mentre le pale di qualche centrale eolica dovrebbero iniziare a girare nel verso opposto creando del vento, o opponendosi al vento che tirava nella direzione opposta in un paese sopra la collina.
Le acque delle centrali nucleari al confine francese dovrebbero raffreddarsi sputando energia per ricomporre atomi che ritornerebbero ad arricchire barre radioattive.

In prossimità di queste centrali i cittadini chiedono ai loro amministratori di avere le tasse aumentate, mentre i ladri inseguono le guardie, i gatti i cani e i topi sono braccati da pezzi di formaggio gigante. Le prostitute pagano gli uomini per avere sesso con loro e in cambio gli uomini lamentano i loro sentimenti trascurati.

lunedì 17 gennaio 2011

Et dona ferentes

Questa donna per baciarmi sale sulle punte dei piedi e allunga il corpo, erge il collo, tende polpacci e muscoli dell'addome per arrivare alle labbra e baciarmi. Ma non ci riesce. Sale su uno sgabello che la porta ai gradini di una scala; la scala termina all'ingresso di un ascensore che si apre. Pigia il tasto più in alto e arriva all'ultimo piano. Superata qualche rampa c'è un elicottero sul tetto dell'edificio già in moto. Le tendono una mano ed è a bordo. Il rotore aumenta il numero dei giri e si alzano in volo, fino ad arrivare alla più vicina base spaziale. L'idrazina dei propulsori svolge il suo lavoro e un assordante boato porta la navicella oltre l'atmosfera fino allo spazio siderale. La donna chiude gli occhi, arriccia le labbra per baciarmi e nel suo gesto sembra molto buffa.

martedì 23 novembre 2010

Widget

Un mio amico che aveva del tempo libero visto che la notte non dorme tanto ha creato questo widget che ne caso abbiate un Mac scariate da qui e vi permette di vedere i miei post.


Non mi è ben chiaro perché dobbiate mai fare una cosa del genere al posto di collegarvi al mio sito, ma magari voi siete gente fatta così e non vi biasimo.




giovedì 11 novembre 2010

Muro

Mi sembra che ci sia uno di quei muri invisibili, quei fottutissimi muri invisibili che rappresenterebbe un mimo da strada drogato che non si è nemmeno mai riuscito ad iscrivere al Dams talmente il peso del suo anticonformismo gli impedisca di firmare un documento o tantomeno pagare delle tasse.

Il mimo con le sue mani, senza guanti, finge di toccare il bordo del muro, finge di aggrapparsi al muro mentre invece si sta ergendo sulle punte dei piedi. Finge di sentire la superficie del muro tenendo le mani belle spalancate con i palmi rivolti allo spettatore. Finge che questo muro non si oltrepassi e ci suggerisce la massiccia fisicità della costruzione: preme contro ma il muro resta lì; la finta contrazione dei suoi muscoli e l'espressione facciale simulano l'impossibile sforzo di spostare il muro che non c'è.

E magari altre tre pareti si aggiungono al singolo muro e lui è schiacciato dentro, all'interno di un misero metro quadrato, un metro di lunghezza, un metro di profondità. Tenta di respingere le pareti che collassano addosso a lui, ma lo sforzo è immane, il muro resta lì, lui stretto tra le quattro pareti.

E invece il muro non c'è, io sono qui e tu sei lì, dall'altra parte, fingiamo di credere che ci sia.

martedì 2 novembre 2010

Abbandonate tutto

"Quasi quasi mollo tutto e apro un chioschetto di piadine in una isoletta nel pacifico!"

Fallo! Telefona al tuo capo, o forse basta anche all'amministrazione e comunica che stai per mollare tutto, senza preavviso, domani stesso. Anzi oggi, oggi parti e domani non sarai già più al lavoro a timbrare il cartellino in corridoio. Ho chiamato io, vai tranquillo; gli ho anche parlato di quel posto dove dovevano mettersi le loro patch.

Ti aiuto io a fare le valige, tanto ti servono giusto due braghini estivi e qualche camicia con tanti fiori azzurri e verdi. Te la sto piegando io non ti preoccupare, ti prendo anche le infradito con lo strappo, tu intanto acquista i biglietti su internet con la carta di credito, tanto anche se andrai in rosso sarà l'ultimo acquisto che farai: si cambia vita, non sei contento? Non fare il micragnoso con le low cost, mica stai andando in Spagna per l'erasmus.

Qui la valigia è pronta, tieni il cellulare. Non hai credito? Dio Santo, ma avevi un lavoro o facevi finta? Tieni usa il mio. Sì, chiama i tuoi. Ti dico, chiamali ora a casa prima che vadano al Bingo.

"Ciao mamma... si ciao... no niente... sì... volevo dirti... sì ho capito... sì... ma un attimo ascolta... Parto."

Taglia corto, devi chiamare la tua morosa. No, assolutamente, lei non parte con te, la cosa mi pareva fosse chiara. Ma non dicevi sempre che ti toglieva l'ossigeno? Ecco questa è l'occasione giusta. L'hai salutata? Gridava? Sai le donne come sono fatte, le passerà.
Ottimo, scendiamo, ti accompagno io all'aeroporto. A che ora hai l'aereo? Domani?!? Dai, su, andiamo ora, ti compri un paio di giornali e qualche rivista e vedrai che il tempo passa in fretta.
Dobbiamo anche passare dalla banca, ritiri tutto quello che hai. Ti ho già riempito la valigia rossa di farina e strutto. Sai vero come si fanno le piadine?

Tranquillo andrà tutto bene, vita nuova, sai che bello il mare, il sole, le ragazze indigene. Addio ufficio, giacca, i capi, le pause caffè, i pranzi di lavoro. Sole e mare.
Poi quando sei la mi scrivi, magari un giorno abbandono anche io tutto e ti raggiungo, sarebbe bellissimo. Finalmente liberi. Ciao.

giovedì 21 ottobre 2010

Kreutzer due. Ancora.

Un giorno decidiamo di avere raggiunto la fine. Non la fine di tutto, ma la fine della salita, il punto di massimo, la pendenza zero: avete capito.
Decidiamo però di non rotolare nella valle davanti a noi accompagnati dalla morbida pendenza, ma riteniamo sia meglio ritornare indietro. Indietro dove eravamo già stati e dove avevamo sudato per salire; sudato, oppure sostato, oppure dove ci siamo appoggiati su grandi e forti mani che ci hanno sospinto palpandoci generosamente le chiappe durante il trascinamento. E ci è quasi sempre piaciuto.

Dato che la fine è comunque inevitabile e che il fondo della valle è sempre il fondo di una valle, riteniamo che la cosa migliore sia di ripercorrere il cammino, a ritroso.

Iniziamo rileggendo l'ultima circolare che avevamo fatto girare con la nostra firma in calce e vi apportiamo qualche modifica. Non importa se il risultato sarà una circolare di 10 giorni fa, che non potrà più girare, che non dovrà più essere letta, perché questa correzione non sarebbe mai stata fatta, altrimenti.

Passiamo poi a smontare e a riassemblare quel mobile in scatola di montaggio, con viti nuove autofilettanti per truciolato di diametro maggiore, ora con più giri di cacciavite e con pannelli esattamente a 90 gradi, rinforzati con supporti agli angoli. Carichiamo di libri letti e mai sfogliati, finti piaciuti e veramente amati mentre la livella resta in bolla: possiamo proseguire indietro.

Ritroviamo quella ex dell'anno prima (ora è felice, ma il vostro progetto è deliziosamente assurdo per rifiutarsi). La prima volta era stata veramente deludente? Siamo pronti a far meglio perché sappiamo ora come si fa meglio; ci ricordiamo tutte quelle cose e cosette che abbiamo ascoltato e respirato durante tante notti. Le parole che ci siamo detti, miste alle risate, miste a velati consigli contenti di dare contenti di ricevere. Contenti finalmente, ora, di applicare.

Se si è già fatto alba, rivestiamoci che la discesa non ammette troppe soste. C'è quell'esame da rifare, possibilmente uguale, con tutte le risposte in fila, pochi secondi per pensare e tutto il resto del tempo per rispondere e scrivere, alla lavagna, a fiume, tutto uguale ma con calzettoni ora a righe rosse. Il secondo del Kreutzer, uguale da 200 anni, che facciamo con un allungamento in quelle ultime battute, ancora una volta per l'ultima volta.

Ritroviamo quella fidanzatina delle superiori, di un'estate in vacanza vicino al mare, lontani per la prima volta da casa nostra. Ora ha un lavoro, e vive al nord. Erano stati soltanto un baci, dati anche male, per fare i grandi. Ci riproviamo perché magari ora funziona ma anche se ora funzionasse non avremmo tempo di aspettare. I disegni di Pinocchio da finire e il 30 che avevamo fatto ma il 31 che non è mai arrivato.

Non possiamo aspettare perché ci sono tutti i miei vecchi amici da battere a calcio, tutti quelle figure da riempire senza fare uscire il pastello dai bordi. Tutte quelle parole che volevo scrivere senza sapere quali fossero i simboli delle lettere per comporle.

Tutti i suoni che volevo articolare in vocaboli e che ora hanno un timbro così rotondo e nasale. E quella corsa che sembrava infinita, io pronto a ospitare solo e unicamente me, senza sapere perché; una corsa che ora perdo.