In merito a tutte le cose il nostro atteggiamento è riassumibile in tre classi:
- Classe 1: ne voglio ancora di più, mi piace troppo
- Classe 2: non ne voglio più, mi basta
- Classe 3: ne voglio di meno, non mi piace
Quanto vi piace il gelato?
Classe 1: ingordi
Classe 2: moderati
Classe 3: non vi piace il gelato (o cicciotti bugiardi)
Donne nude?
Classe 1: utilizzatore medio di internet
Classe 2: marito imbolsito
Classe 3: Comunione e Liberazione fuori dal matrimonio, a luce accesa
Voi quanto siete intolleranti verso gli extracomunitari?
Classe 1: non intollerante
Classe 2: intollerante medio
Classe 3: intollerante ideale
Riflettendo su questo, e su come risolvere il problema del preservativo, faccio l'assistente ad un parziale di filologia dantesca. I miei compiti consistono in:
1) Classificare le ragazze dalla più bella alla più brutta:
Castana riccia con orecchini
Mora con maglietta viola
Biondina troppo magra
Rossa un po' strana
Altro
2) Camminare tra i banchi per osservare il colore delle mutandine delle ragazze.
3) (Riconoscibile come culto della materia) fare la classifica del colore delle mutandine:
Viola
Bianco (due)
Rosa
Verde
4) Guardare con sguardo di biasimo gli studenti che si scambiano occhiate in quarta e terza fila: fagli capire che ho capito che stanno copiando ma sono talmente buono, magnanimo e giovane che non li prendo a calci in culo.
Sembro quasi un bravo insegnante. A tal punto che la sera per festeggiare ordino una pizza. Me la consegna un extracomunitario.
Per fare il super generoso invece di 6 euro e 20, gli do tutti i 50 centesimi. Chiudo il portone e sento che mi bussa. Convinto che mi voglia ringraziare per la generosa mancia (caspita, 30 centesimi non sono mica così pochi!) oppure voglia fare quello orgoglioso che magari mi fa notare che gli ho dato più del dovuto e vuole fare la parte di chi mi deve per forza ridare il resto. Atteggiamento in presenza del quale, guardandolo con una magnanimità da sovrano illuminato, gli direi "Tieni pure il resto", accennando un sorriso con occhi semi socchiusi in segno di grande empietà.
In realtà gli avevo dato solo 3 euro e 50 e mi ribadisce che erano 6 e 20. Mi affretto a scusarmi e a dargli altri 3 euro.
A tal punto l'atto della mancia svanisce miseramente. Sta già filando via con il motorino che gli grido "Tieni pure il resto bravo ragazzo". La vicina abituata pressoché a tutto chiude gli scuri rumorosamente.
Intanto ho risolto il problema del preservativo con il Papa, verrà esemplificato nel suo prossimo discorso all'Africa: "Voi del terzo mondo non avete l'anima quindi potete usare il preservativo. Anche le scimmie possono usare il preservativo. Anzi, devono, pena l'acquisto automatico dell'anima e perciò di tutti gli oneri ad essa connessi."
giovedì 2 aprile 2009
domenica 15 marzo 2009
Hobby per tutti
"Che nome ha detto?"È una burla. Ordino acqua in bottiglie di vetro ad altri indirizzi e non mi scoprono mai. Lo faccio per passione, per hobby. Fa ridere? Non tanto, e soprattutto non più di quanto faccia ridere l'idea di comprare acqua minerale in bottiglia quando viene a costo quasi zero dal rubinetto. E il residuo fisso?
"Franchini, Paolo Franchini"
"E che numero devo segnare?"
"0544 4*****"
"Ma non e' il numero dal quale sta chiamando?"
"No, chiamo da una cabina del telefono."
"Esistono ancora? Quante bottiglie vuole?"
"6 casse di naturale Levissima."
Mi nonna comperava sempre acqua in bottiglia tramite ordinazioni telefoniche: le piaceva chiacchierare con il fattorino e farsi vedere dai vicini mentre chiacchierava con il fattorino.
Se voglio un hobby, non per forza deve essere la corsa o il tennis o le ronde.
Mi viene in mente di fare come hobby lavori comunali. Ad esempio compro un sfalciaerba professionale: non ho erba nel giardino quindi decido di tagliare quella delle aiuole della mia via il giorno prima che inizino i lavori ufficiali da parte del comune. Ho un informatore nell'ufficio che si occupa del verde pubblico. Taglio tutta l'erba della strada vestito con il giubbino professionale e la maschera per gli occhi. Il giorno dopo gli operai si trovano a spasso e probabilmente mi fanno arrestare per esercizio abusivo della professione di giardiniere pubblico. Art. 1016 C.P.
Vado oltre e penso ad incatramare le strade, di notte quando la strada praticamente non viene mai percorsa. Incatramo le strade che hanno i buchi o l'asfalto a mosaico, oppure anche quelle che non ne hanno bisogno, non ha importanza. Risulta uno strato sovrapposto alla strada e gli automobilisti sembrano semplicemente più alti del normale e si fanno belli con quelli sul marciapiede (alti come il giorno prima).
Scrivere opuscoli per la chiesa sarebbe un altro hobby molto bello. Santo della Settimana: San Romualdo. Sconfisse i creditori pagani con la parola della Bibbia. Fu lapidato mentre cercava di convincere un epicureo a digiunare il venerdì. Il figliul prodigo tornò a casa. Il vitello grasso, conscio della fine che avrebbe fatto, fuggì dalla casa del padrone. Dopo un anno ritornò il vitello grasso. Per festeggiare il padrone fece uccidere il figliul prodigo che tanto furbo non era.
Piero Angela ha scoperto un autoritratto di Leonardo, nascosto da una lista della spesa. La lista riportava:
aniraf
enitsub ni otiveil
(eratnevni ad) ivitavreserp
enitsub ni otiveil
(eratnevni ad) ivitavreserp
Dall'autoritratto si vede chiaramente che Leonardo era gay perché si è autodisegnato con un foularino molto ambiguo. Ora essere gay va di moda, quindi Leonardo torna ad essere di moda e diventa una icona gay come Spongebob.
Inoltre il bue e l'asinello della capanna di Betlemme erano entrambi gay, e lo si capisce da come si guardavano.
Innamorarsi superficialmente è un hobby facile e senza impegno:
"Quanto sei alta?"Ascoltare le telefonate dei morosi e' un altro hobby molto bello:
"Beh, circa un metro e ottantaquattro."
"Ti amo."
"Stronzo superficiale."
"Quanto sei alta?"
"Uno e settantadue."
"Non ti amo."
"Stronzo superficiale."
"Ho cambiato idea ti amo comunque."
"Sei un tesoro."
. . .ovviamente bisogna immaginarsi come sia stato il dialogo:
"Anche a me mancano tanto queste cose..."
. . .
"Tu pensi? Tranquilla, si, tanto. Ci penso sempre."
. . .
"Ma figurati cara se sono queste le cose che mi importano di te."
. . .
"Si anche io, siamo proprio sulla stessa lunghezza d'onda pasticcino."
. . .
"Mi manchi tanto!"
. . .
"Figurati, veniva dal cuore."
. . .
"Butta giù te per prima!"
"Ciao, speravo fosse una chiamata per un'offerta Vodafone, che delusione..."La realtà può essere anche peggio.
"Anche a me mancano tanto queste cose..."
"Ma pensavo, ti piacciono le mie grandi labbra?"
"Tu pensi? Tranquilla, si, tanto. Ci penso sempre."
"Sai piccolotto, vorrei parlarti ogni tanto dei miei sentimenti"
"Ma figurati cara se sono queste le cose che mi importano di te."
"Penso che stiamo assieme solo perché non troviamo entrambi di meglio..."
"Si anche io, siamo proprio sulla stessa lunghezza d'onda pasticcino."
"Facciamo sesso come sempre questo fine settimana?"
"Si in auto, ma penso che verrò un po' prima questa volta."
"Non mi fai più ridere come una volta..."
"Mi manchi tanto!"
"Eh, eh, questa si che era divertente."
"Figurati, veniva dal cuore."
"Butto giù io per prima!"
"Butta giù te per prima!"
Sarebbe bello trarne una sceneggiatura e poi un film ed infine un libro: "L'uomo che incatramava le strade (di notte)". Si conclude con l'uomo che abbandona la città per andare ad incatramarne un'altra città e tutti lo salutano "Grazie uomo che incatramavi le strade (di notte) per averci insegnato ad amare!" Musiche originali di Allevi. Plin plin.
lunedì 23 febbraio 2009
La pulizia perfetta
Una volta a settimana si pulisce casa. Ma in realtà non sempre, perché ci si dimentica, si deve studiare, ci sono tette e culi in televisione e per rispetto li si sta cordialmente a guardare. Poi c’è la wireless rubata dai vicini e le ragazze dentro i siti fanno fatica a tenere addosso i vestiti.
Allora praticamente non si lava casa da uno o due mesi, ma per voi e per gli amici non sembra esser mai un problema.
Avete saputo che una ragazza vi deve venire a trovare? È giovedì e arriverà martedì dopo. La ragazza si fa premura di informarvi (una telefonata, una mail, un sms, un telegramma cantato) che è allergica alla polvere, agli acari, ai capelli caduti per terra e al non farsi la doccia per una settimana. In presenza di polvere, acari o capelli caduti avrà attacchi di asma che causano mal di testa, assenza di desiderio sessuale e altri attacchi di asma in un circolo vizioso.
Avete sei giorni per pulire almeno la vostra stanza, potete tranquillamente fare con comodo.
È martedì, avete fatto con comodo: potevate pulire un po’ ogni giorno ma c’erano sempre quei culi e quelle tette...
Arriva tra due ore. Controllate l'armadietto dei detersivi: spray verde per pulire il forno e tavoletta deodorante per il wc. I detersivi per pavimenti si riconoscono perché hanno un profilo più sensuale.
Vi sentite spacciati? Leggete oltre!
Lavare la camera
Prendete una scopa. È quella cosa con il manico, non vibra e ha delle setole alla fine. Si, quello ha le setole ma è uno spazzolino. No, quello non è uno spazzolino nonostante vibri. Ok, quella è la scopa. Attaccato in fondo vi è un gatto del vicino. Prendete la scopa e mettetela dentro la doccia, aprite l’acqua e bagnate la scopa. Passatela umida per la stanza: raccoglierà tutta la polvere come se aveste prima spazzato e poi passato lo straccio: queste cose non le dicono mica in televisione, le tengono semplicemente per loro.
Buttate via la scopa prima che vi scoprano gli altri. Risultato garantito.
Per togliere la polvere dai mobili utilizzate l’asciugacapelli. Serve per togliere almeno un paio di settimane di sedimentazione di polvere. Le particelle di polvere volano tutte nell'aria ma per ricadere totalmente impiegano almeno una decina di ore, senza contare quelle che vengono inalate dai vostri polmoni e che si sottraggono quindi al bilancio totale della polvere. Più ne respirate meno ritornerà sui mobili. Chiamate perciò i coinquilini in camera con un pretesto.
Lavare il bagno
Tubo della doccia con acqua bollente. La passate su tutti i sanitari. Il bagno ovviamente si allaga quindi fate defluire l’acqua giù per le scale. Le urla dei vicini non sono un problema. Parlano una strana lingua apparentemente senza parole. I sanitari vanno asciugati con gli strappi di carta igienica. La carta da giornale non va bene in quanto macchia con l’inchiostro. Fidatevi.
Lavare la cucina
Partita persa in partenza. Stordirete la donna con il vostro potere sessuale e non penserà al cibo.
In generale la filosofia è pulire dove si può vedere lo sporco. Dove non si vede lo sporco, una scopa che spazza non pulisce.
Lei deve arrivare di sera. Guadagnate la stazione con 5 minuti di anticipo e sorridete. No, quello è il pene non un sorriso. Presentatele una casa con poche luci: effetto romantico e non si vede lo sporco.
Fate pero’ attenzione alle domande a trabocchetto che potrebbero rovinare tutto:
L'avete fatta franca anche questa volta, siete i soliti scaltri! Se ne sta per andare e voi volete gioire con lei sbeffeggiandola, ma questa volta senza sesso. Entrate in camera, lei è sdraiata sul letto: “Sai Carla, non te ne eri accorta, ma ho lavato male da cani! Visto che non sei stata male con gli acari? Carla? Carla...”
Non respira più?
Prendete un sacco nero e una scopa bagnata...
Allora praticamente non si lava casa da uno o due mesi, ma per voi e per gli amici non sembra esser mai un problema.
Avete saputo che una ragazza vi deve venire a trovare? È giovedì e arriverà martedì dopo. La ragazza si fa premura di informarvi (una telefonata, una mail, un sms, un telegramma cantato) che è allergica alla polvere, agli acari, ai capelli caduti per terra e al non farsi la doccia per una settimana. In presenza di polvere, acari o capelli caduti avrà attacchi di asma che causano mal di testa, assenza di desiderio sessuale e altri attacchi di asma in un circolo vizioso.
Avete sei giorni per pulire almeno la vostra stanza, potete tranquillamente fare con comodo.
È martedì, avete fatto con comodo: potevate pulire un po’ ogni giorno ma c’erano sempre quei culi e quelle tette...
Arriva tra due ore. Controllate l'armadietto dei detersivi: spray verde per pulire il forno e tavoletta deodorante per il wc. I detersivi per pavimenti si riconoscono perché hanno un profilo più sensuale.
Vi sentite spacciati? Leggete oltre!
Lavare la camera
Prendete una scopa. È quella cosa con il manico, non vibra e ha delle setole alla fine. Si, quello ha le setole ma è uno spazzolino. No, quello non è uno spazzolino nonostante vibri. Ok, quella è la scopa. Attaccato in fondo vi è un gatto del vicino. Prendete la scopa e mettetela dentro la doccia, aprite l’acqua e bagnate la scopa. Passatela umida per la stanza: raccoglierà tutta la polvere come se aveste prima spazzato e poi passato lo straccio: queste cose non le dicono mica in televisione, le tengono semplicemente per loro.
Buttate via la scopa prima che vi scoprano gli altri. Risultato garantito.
Per togliere la polvere dai mobili utilizzate l’asciugacapelli. Serve per togliere almeno un paio di settimane di sedimentazione di polvere. Le particelle di polvere volano tutte nell'aria ma per ricadere totalmente impiegano almeno una decina di ore, senza contare quelle che vengono inalate dai vostri polmoni e che si sottraggono quindi al bilancio totale della polvere. Più ne respirate meno ritornerà sui mobili. Chiamate perciò i coinquilini in camera con un pretesto.
Lavare il bagno
Tubo della doccia con acqua bollente. La passate su tutti i sanitari. Il bagno ovviamente si allaga quindi fate defluire l’acqua giù per le scale. Le urla dei vicini non sono un problema. Parlano una strana lingua apparentemente senza parole. I sanitari vanno asciugati con gli strappi di carta igienica. La carta da giornale non va bene in quanto macchia con l’inchiostro. Fidatevi.
Lavare la cucina
Partita persa in partenza. Stordirete la donna con il vostro potere sessuale e non penserà al cibo.
In generale la filosofia è pulire dove si può vedere lo sporco. Dove non si vede lo sporco, una scopa che spazza non pulisce.
Lei deve arrivare di sera. Guadagnate la stazione con 5 minuti di anticipo e sorridete. No, quello è il pene non un sorriso. Presentatele una casa con poche luci: effetto romantico e non si vede lo sporco.
Fate pero’ attenzione alle domande a trabocchetto che potrebbero rovinare tutto:
- "Tesoro, per lavare hai utilizzato il benzio-metil-sgrassatore della Sprattex?"
- "Conigliuccia, si certo è il migliore sul mercato."
- "Quello con vitamina D, o quello senza?"
- "Mmmmm, con?!"
- "Posso vedere il flacone?"
- "No, l'ho utilizzato tutto, va via come il pane."
L'avete fatta franca anche questa volta, siete i soliti scaltri! Se ne sta per andare e voi volete gioire con lei sbeffeggiandola, ma questa volta senza sesso. Entrate in camera, lei è sdraiata sul letto: “Sai Carla, non te ne eri accorta, ma ho lavato male da cani! Visto che non sei stata male con gli acari? Carla? Carla...”
Non respira più?
Prendete un sacco nero e una scopa bagnata...
martedì 10 febbraio 2009
Uno otto due
In settimana si è festeggiato il compleanno della coinquilina che viene dalla Germania. Io adoro i compleanni, perché sono fatto così, sono una persona che ama le candeline, le canzoni di auguri e i regali. Poi si sta assieme a tanta gente e si ride e si scherza e si sorride un sacco. Il cibo mi piace e i bicchieri sono simpatici.
In particolare questa volta mi è piaciuto più di tutti, perché un sacco di amiche tedesche sono venute a farle visita. Io mi sono ritrovato la cucina piena di splendide ragazze che preparavano da mangiare. Sono arrivato in anticipo a casa rispetto agli invitati, mi siedo e le guardo che si aggirano con piatti e zucchine tra la sala e i fornelli. Il paradiso divenuto dimora cittadina. Tutte bellissime e non so veramente che dire.
Una è alta un metro e ottantadue centimetri, in Germania come in Italia. Praticamente una linea, un tratto di carboncino che parte dalla terra, arriva con anse e promontori fino al cielo, sopra le nuvole, fa due giri intorno ai cherubini, dice ‘Ciao’ a San Pietro, e ritorna a Terra. Io sono li che la aspetto. Uno e ottantadue senza tacchi. Una sorta di musa di una razza superiore, che mi guarda dall'alto al basso, una superdonna protesa verso l'Empireo.
Ora ogni donna non sarà più la stessa, non la guarderò con gli stessi occhi: questa qui è uscita dalla pagine pieghevoli profumate delle riviste di moda da sala da aspetto, per diventare carne e capelli e occhi lassù in alto. Non riesco a dialogare con lei, parlo solo superficialmente della sua altezza. Ma le parole si perdono e si confondono nel raggiungerla. Onestamente non credo mi stesse veramente sentendo.
Mi incute timore la Signora Gigantessa. Non posso parlarne con la gente in giro. Ho visto in internet (ma di questa roba parlerò in separata sede) che un mio amico (leggi conoscente di tanto tempo fa quando non ero ancora così figo e bello) attualmente ha una moglie e tre figli, o tre mogli e un figlio di tre anni. Roba del genere che non ho ancora totalmente chiara per una questione di mentalità sbagliata. Non ne posso certamente parlare con lui, cosa mai gli potrei confessare al telefono? "Senti, si io tutto bene, ma sai c’è un a ragazza di un metro e ottantadue, si, senza scarpe, che non finisce più, le sue gambe sono come Gesù, si, hai capito bene Gesù, e in più c'è il peccato ma nessuno te ne fa una colpa."
E lui cosa mi risponderebbe? "O cielo, abbandono la famiglia! Sicuro, uno e ottantadue?" - "Si" - "Ok, mollo tutto".
No, non ne posso certamente parlare con la gente, non capirebbe. Quella ragazza poi mi mangia. E' alta, uno e ottantadue. Senza scarpe, nuda.
In particolare questa volta mi è piaciuto più di tutti, perché un sacco di amiche tedesche sono venute a farle visita. Io mi sono ritrovato la cucina piena di splendide ragazze che preparavano da mangiare. Sono arrivato in anticipo a casa rispetto agli invitati, mi siedo e le guardo che si aggirano con piatti e zucchine tra la sala e i fornelli. Il paradiso divenuto dimora cittadina. Tutte bellissime e non so veramente che dire.
Una è alta un metro e ottantadue centimetri, in Germania come in Italia. Praticamente una linea, un tratto di carboncino che parte dalla terra, arriva con anse e promontori fino al cielo, sopra le nuvole, fa due giri intorno ai cherubini, dice ‘Ciao’ a San Pietro, e ritorna a Terra. Io sono li che la aspetto. Uno e ottantadue senza tacchi. Una sorta di musa di una razza superiore, che mi guarda dall'alto al basso, una superdonna protesa verso l'Empireo.
Ora ogni donna non sarà più la stessa, non la guarderò con gli stessi occhi: questa qui è uscita dalla pagine pieghevoli profumate delle riviste di moda da sala da aspetto, per diventare carne e capelli e occhi lassù in alto. Non riesco a dialogare con lei, parlo solo superficialmente della sua altezza. Ma le parole si perdono e si confondono nel raggiungerla. Onestamente non credo mi stesse veramente sentendo.
Mi incute timore la Signora Gigantessa. Non posso parlarne con la gente in giro. Ho visto in internet (ma di questa roba parlerò in separata sede) che un mio amico (leggi conoscente di tanto tempo fa quando non ero ancora così figo e bello) attualmente ha una moglie e tre figli, o tre mogli e un figlio di tre anni. Roba del genere che non ho ancora totalmente chiara per una questione di mentalità sbagliata. Non ne posso certamente parlare con lui, cosa mai gli potrei confessare al telefono? "Senti, si io tutto bene, ma sai c’è un a ragazza di un metro e ottantadue, si, senza scarpe, che non finisce più, le sue gambe sono come Gesù, si, hai capito bene Gesù, e in più c'è il peccato ma nessuno te ne fa una colpa."
E lui cosa mi risponderebbe? "O cielo, abbandono la famiglia! Sicuro, uno e ottantadue?" - "Si" - "Ok, mollo tutto".
No, non ne posso certamente parlare con la gente, non capirebbe. Quella ragazza poi mi mangia. E' alta, uno e ottantadue. Senza scarpe, nuda.
giovedì 29 gennaio 2009
Entrecôte, trotta trotta cavallino
Appena arrivato a Parigi trovo Carla Bruni all'uscita del nastro dei bagagli. Non credevo ne' di conoscerla ne' che con la sua importanza si permettesse di girare da sola per la Ville. Si e' presentata lei perché onestamente non l'avevo poi tanto riconosciuta. Vista in televisione o nelle foto, tutta elegante e di lungo vestita, sembra quasi una donna diversa. Io invece in foto o di persona vengo bello uguale e alcuni si confondono anche.
Devo andare in centro con la metropolitana. Anche lei era venuta con i mezzi pubblici quindi facciamo il tragitto insieme: sono circa 40 minuti. Lei ha un abbonamento illimitato, mentre io devo andare a trafficare con le macchinette per farmi sputare fuori il cartoncino bianco magnetico.
Cosa ha da dirmi? Tutta contenta del matrimonio, le cariche non ufficiali pubbliche e il marito e' gentile e premuroso, ma la questione dei bidet non va. Non ci sono bidet in nessun bagno di casa e lei onestamente essendo nata in Italia vi era abituata. "Voglio divorziare!" sbotta guardandomi disperata. La faccio calmare perché la gente ci sta iniziando a osservare sospetta, dato che gesticoliamo animosamente e questa bella donna vestita da parigina che fa ampi movimenti con le mani desta curiosità. Mi stupisco che qualcuno non la riconosca come moglie del Signor Presidente, ma ripeto che io non l'avrei riconosciuta con tutta la buona volontà.
L'idea del divorzio era onestamente malsana e non motivata. Sono preoccupato perché continua a parlare dei bidet, di come si stava bene con i bidet italiani, della doccia che non e' la stessa cosa, e di varie cose che mi mettono anche un po' in imbarazzo. "Signora Carla, se ne faccia installare uno a casa vostra!", dico io, soluzione banale. "No, fosse facile", risponde la bella Carla, "mio marito dice che poi si viene a sapere tra gente della sicurezza, che poi parla a casa, i famigliari chiacchierano al mercato rionale e i giornalisti ci marciano su per settimane."
Altra sua idea bislacca: "Chiedo l'impeachment, mio marito viene destituito e torniamo a fare vita privata in Italia". Tutto questo per un bidet mi sembra esagerato. Al più le suggerisco di pensare a trasferire la capitale al confine con l'Italia, soluzione estrema ma se deve andare al bagno in 15 minuti di auto si trova in un bagno italiano con il bidet, magari a Bardonecchia. Magari alla dogana alla lunga avranno qualcosa da redire, ma per lei un occhio lo possono pure chiudere.
Lei non e' totalmente convinta, ma il treno e' finalmente arrivato e ci salutiamo cortesemente e un po' freddi. Dopotutto io praticamente nemmeno la conoscevo e per quale assurdo motivo la moglie del Presidente della Repubblica francese mi viene a parlare di bidet con tutto quello che ho da fare?
Mi manda un sms il giorno dopo, con su scritto che le ha fatto piacere parlare con me, e forse ho ragione nel voler essere cauto in questa situazione. Ancora non le ho risposto perché non so più che dirle.
Il giorno dopo all'ufficio oggetti smarriti, ritrovo spostata di scrivania la ragazza con il grande naso. La amo ancora come non ho mai amato nessuna ragazza dell'ufficio oggetti smarriti di Parigi.
La sera torna a casa verso le sette e nel vestirsi occupa tutto l'ufficio. Si mette la lunga sciarpa camminando, rovescia la testa per sistemare i lunghissimi capelli. Con ampi movimenti delle braccia, un mulino a vento che respinge le mie occhiate, infila il trench nero. Manica sinistra poi manica destra mentre i suoi stivali neri puniscono con i severi tacchi il pavimento per essere stato ricoperto senza gusto da moquette blu mare.
Vorrei i sui vestiti fossero infiniti, chili di strati di vestiario che la possano ricoprire di soffici stoffe. Ma la immagino nuda davanti al letto in ritardo che si riveste. I gesti sarebbero gli stessi, e forse anche il mio sorriso nell'ammirarla.
Oh Dio dei cieli! Quel naso! Tua e' la Perfezione e la Gloria dell'Universo. Schiller hai sbagliato. Volevi spiegarci che nell'errore, e non sopra le stelle, Tu abiti?
Devo andare in centro con la metropolitana. Anche lei era venuta con i mezzi pubblici quindi facciamo il tragitto insieme: sono circa 40 minuti. Lei ha un abbonamento illimitato, mentre io devo andare a trafficare con le macchinette per farmi sputare fuori il cartoncino bianco magnetico.
Cosa ha da dirmi? Tutta contenta del matrimonio, le cariche non ufficiali pubbliche e il marito e' gentile e premuroso, ma la questione dei bidet non va. Non ci sono bidet in nessun bagno di casa e lei onestamente essendo nata in Italia vi era abituata. "Voglio divorziare!" sbotta guardandomi disperata. La faccio calmare perché la gente ci sta iniziando a osservare sospetta, dato che gesticoliamo animosamente e questa bella donna vestita da parigina che fa ampi movimenti con le mani desta curiosità. Mi stupisco che qualcuno non la riconosca come moglie del Signor Presidente, ma ripeto che io non l'avrei riconosciuta con tutta la buona volontà.
L'idea del divorzio era onestamente malsana e non motivata. Sono preoccupato perché continua a parlare dei bidet, di come si stava bene con i bidet italiani, della doccia che non e' la stessa cosa, e di varie cose che mi mettono anche un po' in imbarazzo. "Signora Carla, se ne faccia installare uno a casa vostra!", dico io, soluzione banale. "No, fosse facile", risponde la bella Carla, "mio marito dice che poi si viene a sapere tra gente della sicurezza, che poi parla a casa, i famigliari chiacchierano al mercato rionale e i giornalisti ci marciano su per settimane."
Altra sua idea bislacca: "Chiedo l'impeachment, mio marito viene destituito e torniamo a fare vita privata in Italia". Tutto questo per un bidet mi sembra esagerato. Al più le suggerisco di pensare a trasferire la capitale al confine con l'Italia, soluzione estrema ma se deve andare al bagno in 15 minuti di auto si trova in un bagno italiano con il bidet, magari a Bardonecchia. Magari alla dogana alla lunga avranno qualcosa da redire, ma per lei un occhio lo possono pure chiudere.
Lei non e' totalmente convinta, ma il treno e' finalmente arrivato e ci salutiamo cortesemente e un po' freddi. Dopotutto io praticamente nemmeno la conoscevo e per quale assurdo motivo la moglie del Presidente della Repubblica francese mi viene a parlare di bidet con tutto quello che ho da fare?
Mi manda un sms il giorno dopo, con su scritto che le ha fatto piacere parlare con me, e forse ho ragione nel voler essere cauto in questa situazione. Ancora non le ho risposto perché non so più che dirle.
Il giorno dopo all'ufficio oggetti smarriti, ritrovo spostata di scrivania la ragazza con il grande naso. La amo ancora come non ho mai amato nessuna ragazza dell'ufficio oggetti smarriti di Parigi.
La sera torna a casa verso le sette e nel vestirsi occupa tutto l'ufficio. Si mette la lunga sciarpa camminando, rovescia la testa per sistemare i lunghissimi capelli. Con ampi movimenti delle braccia, un mulino a vento che respinge le mie occhiate, infila il trench nero. Manica sinistra poi manica destra mentre i suoi stivali neri puniscono con i severi tacchi il pavimento per essere stato ricoperto senza gusto da moquette blu mare.
Vorrei i sui vestiti fossero infiniti, chili di strati di vestiario che la possano ricoprire di soffici stoffe. Ma la immagino nuda davanti al letto in ritardo che si riveste. I gesti sarebbero gli stessi, e forse anche il mio sorriso nell'ammirarla.
Oh Dio dei cieli! Quel naso! Tua e' la Perfezione e la Gloria dell'Universo. Schiller hai sbagliato. Volevi spiegarci che nell'errore, e non sopra le stelle, Tu abiti?
domenica 11 gennaio 2009
Il post più bello
Quando me ne torno a casa sul treno vi sono due opzioni: posto isolato dal mondo per leggere o dormire con il libro aperto appoggiato sulla pancia, posto vicino ad una ragazza (o gruppetto di ragazze liceali) per leggere o dormire con libro aperto appoggiato sulla pancia sperando che si innamorino di me per qualcosa che dovrebbe essere una sorta di fascino che emano solo per il fatto di essere presente e non fare nulla di particolare, e mi invitino ad un'orgia (nel caso del gruppetto) dentro al bagno del treno.
Ovviamente dicendo liceali scherzavo, ah ah ah, quindi leggete pure universitarie. Ora lo correggo.
Quando me ne torno a casa sul treno vi sono due opzioni: posto isolato dal mondo per leggere o dormire con il libro aperto appoggiato sulla pancia, posto vicino ad una ragazza (o gruppetto di ragazze universitarie fuori corso) per leggere o dormire con libro aperto appoggiato sulla pancia sperando che si innamorino di me per qualcosa che dovrebbe essere una sorta di fascino che emano solo per il fatto di essere presente e non fare nulla di particolare, e mi invitino ad un'orgia (nel caso del gruppetto) dentro al bagno del treno.
Oggi ho Thomas Mann in mano e cerco un posto da quattro. Incredibilmente ho entrambe le opzioni disponibili essendovene uno a lato di un altro posto da quattro, con vecchietta che guarda il panorama (principalmente campi arati, campi con casetta, cimitero di paese tra i campi) con una strana aria di rimpianto e compassione per il mondo che a fianco di lei corre così veloce. Più verosimilmente non vede al di la' delle sue cataratte, in fondo senza tanto rimpianto. L'altro posto e' a fianco di una ragazza che si trastulla con il cellulare. Lo tiene con ambo le mani, ha un maglioncino di lana a righe, jeans blu e scarpe di quella nota marca che ha il simbolo della Nike. Per riferire tutto ciò ho dovuto guardarla furtivamente facendo finta, prima di dover osservare il paesaggio dal mio lato, e poi, per controllare se effettivamente lo stesso paesaggio sia anche dal suo lato e per caso non si vi sia un baratro che segni la fine del mondo, girarmi dalla sua parte.
Scelta sbagliatissima. Sto coso che ha in mano continua ad emettere una musichetta tipo videogioco anni '80 che va a ritmo con il suo biascicare la gomma. E non la smette benché veda che sono freneticamente impegnato a pigiare con forza per farmi sentire sulla tastiera, mettendo in risalto le mie doti da dattilografo a due mani. Ogni tanto se la ride tra se, ma continua a non guardarmi e se anche lo facesse confido nei suoi occhiali spessi ma graziosi per mantenere il mio anonimato di blogger che scende sul campo.
Deve essere sicuramente il più bel giochetto del mondo per non accorgersi che il fatto di sentire musica e non avere gli auricolari appiccicati al timpano, implichi che anche altri sentano la sua stessa musica.
In questo io sono diverso: se c'è una cosa che mi piace fatico a condividerla con altri, uno perché ho paura che non piaccia agli altri con la mia stessa intensità e quindi passi per ridicolo nel promuoverla con emozioni spropositate, due perché se non piace magari cercano di smontarmela con critiche architettate ad hoc per sminuirmi. Grazie a questo ragionamento non banale non mi vedrete mai in Chiesa, sulla panca con la chiavetta internet a guardare YouPorn.
Allora provo a domandarglielo:
Cosa faccio? Le dico "ciao" con un misto di naturalezza e piacioneria? Faccio finta di averla già vista da qualche parte? Faccio un commento generico sul treno, tipo "Oddio quanto sono lenti questi treni regionali?".
No meglio lasciare stare e per le prossime settimane sperare di rivederla convincendomi che se si era veramente innamorata di me, tornerà a prendere lo stesso treno allo stesso posto per potermi incontrare e capire se mi sono veramente innamorato di lei.
Scende a Lavezzola vestendosi di corsa: cappotto nero, berretta bianca, mutandine rosa. Prima mi guarda e mi sorride. Questo basta a rovinarmi la giornata. Inoltre avevo la lampo della patta vistosamente aperta.
Ovviamente dicendo liceali scherzavo, ah ah ah, quindi leggete pure universitarie. Ora lo correggo.
Quando me ne torno a casa sul treno vi sono due opzioni: posto isolato dal mondo per leggere o dormire con il libro aperto appoggiato sulla pancia, posto vicino ad una ragazza (o gruppetto di ragazze universitarie fuori corso) per leggere o dormire con libro aperto appoggiato sulla pancia sperando che si innamorino di me per qualcosa che dovrebbe essere una sorta di fascino che emano solo per il fatto di essere presente e non fare nulla di particolare, e mi invitino ad un'orgia (nel caso del gruppetto) dentro al bagno del treno.
Oggi ho Thomas Mann in mano e cerco un posto da quattro. Incredibilmente ho entrambe le opzioni disponibili essendovene uno a lato di un altro posto da quattro, con vecchietta che guarda il panorama (principalmente campi arati, campi con casetta, cimitero di paese tra i campi) con una strana aria di rimpianto e compassione per il mondo che a fianco di lei corre così veloce. Più verosimilmente non vede al di la' delle sue cataratte, in fondo senza tanto rimpianto. L'altro posto e' a fianco di una ragazza che si trastulla con il cellulare. Lo tiene con ambo le mani, ha un maglioncino di lana a righe, jeans blu e scarpe di quella nota marca che ha il simbolo della Nike. Per riferire tutto ciò ho dovuto guardarla furtivamente facendo finta, prima di dover osservare il paesaggio dal mio lato, e poi, per controllare se effettivamente lo stesso paesaggio sia anche dal suo lato e per caso non si vi sia un baratro che segni la fine del mondo, girarmi dalla sua parte.
Scelta sbagliatissima. Sto coso che ha in mano continua ad emettere una musichetta tipo videogioco anni '80 che va a ritmo con il suo biascicare la gomma. E non la smette benché veda che sono freneticamente impegnato a pigiare con forza per farmi sentire sulla tastiera, mettendo in risalto le mie doti da dattilografo a due mani. Ogni tanto se la ride tra se, ma continua a non guardarmi e se anche lo facesse confido nei suoi occhiali spessi ma graziosi per mantenere il mio anonimato di blogger che scende sul campo.
Deve essere sicuramente il più bel giochetto del mondo per non accorgersi che il fatto di sentire musica e non avere gli auricolari appiccicati al timpano, implichi che anche altri sentano la sua stessa musica.
In questo io sono diverso: se c'è una cosa che mi piace fatico a condividerla con altri, uno perché ho paura che non piaccia agli altri con la mia stessa intensità e quindi passi per ridicolo nel promuoverla con emozioni spropositate, due perché se non piace magari cercano di smontarmela con critiche architettate ad hoc per sminuirmi. Grazie a questo ragionamento non banale non mi vedrete mai in Chiesa, sulla panca con la chiavetta internet a guardare YouPorn.
Allora provo a domandarglielo:
Io (maglioncino rosso): Ma che e' il più bel giochetto del mondo?O almeno cosi' avrei dovuto parlarle. Invece mi limito a scrivere e quasi annoiato e smanioso di relazionarmi mi guardo in giro. Come unico gesto ad uno scambio di sguardi solleva la sopracciglia destra (la sua destra).
Lei (naso a punta): Si, o almeno tra i primi cinque.
Io (incipiente erezione): Ok, giusto per saperlo, continua pure.
Lei (unghie poco curate): Grazie e mastico anche a bocca aperta.
Io (muovendo le pinne del naso): Questa confidenza mi basta e avanza. Non andiamo oltre per piacere.
Cosa faccio? Le dico "ciao" con un misto di naturalezza e piacioneria? Faccio finta di averla già vista da qualche parte? Faccio un commento generico sul treno, tipo "Oddio quanto sono lenti questi treni regionali?".
No meglio lasciare stare e per le prossime settimane sperare di rivederla convincendomi che se si era veramente innamorata di me, tornerà a prendere lo stesso treno allo stesso posto per potermi incontrare e capire se mi sono veramente innamorato di lei.
Scende a Lavezzola vestendosi di corsa: cappotto nero, berretta bianca, mutandine rosa. Prima mi guarda e mi sorride. Questo basta a rovinarmi la giornata. Inoltre avevo la lampo della patta vistosamente aperta.
sabato 27 dicembre 2008
Caro Babbo Natale
Caro Babbo Natale,
per Natale voglio un camion dei pompieri, come quello che ho avuto a 5 anni, ma ho rotto subito e mia nonna diceva sarebbe stato meglio darmelo quanto ne avessi avuti 7 di anni.
Il camion deve avere le luci e i suoni. Le luci devono essere intermittenti e i suoni devono avere varie tonalità, come tante sirene sovrapposte e bitonali. Deve potere essere radiocomandato da distanza (avanti, indietro, destra e sinistra) e il bocchettone dell'acqua deve fare uscire acqua vera. La scala si deve allungare. L'acqua esce tiepida e non troppo fredda, e non devo andarla a ricaricare troppo spesso dal rubinetto.
Devo poterci salire sopra e mi deve portare in giro dove voglio io. Il camion è corredato di pompieri e io ho una uniforme dei pompieri. L'uniforme è rossa e arancione e ha strisce rifrangenti alla luce se mi trovo al buio sotto i fari di una macchina. La mia uniforme si distingue dalle altre.
Quando io non sto giocando con il camion, gli altri pompieri si devono guardare tra di loro e si devono chiedere "Ma dove è Paolo? come mai non sta indossando la sua uniforme dei pompieri?"
Quando sono vestito da pompiere e sto giocando a fare il pompiere tutti mi ammirano e aspettano solo me per spegnere gli incendi. Se non ci sono incendi e intervengo lo stesso nessuno ci fa caso.
Se, caro Babbo Natale, non trovi il camion, in cambio desidero che la mia morosa non si riveli essere una prostituta.
Grazie.
Lettera firmata.
per Natale voglio un camion dei pompieri, come quello che ho avuto a 5 anni, ma ho rotto subito e mia nonna diceva sarebbe stato meglio darmelo quanto ne avessi avuti 7 di anni.
Il camion deve avere le luci e i suoni. Le luci devono essere intermittenti e i suoni devono avere varie tonalità, come tante sirene sovrapposte e bitonali. Deve potere essere radiocomandato da distanza (avanti, indietro, destra e sinistra) e il bocchettone dell'acqua deve fare uscire acqua vera. La scala si deve allungare. L'acqua esce tiepida e non troppo fredda, e non devo andarla a ricaricare troppo spesso dal rubinetto.
Devo poterci salire sopra e mi deve portare in giro dove voglio io. Il camion è corredato di pompieri e io ho una uniforme dei pompieri. L'uniforme è rossa e arancione e ha strisce rifrangenti alla luce se mi trovo al buio sotto i fari di una macchina. La mia uniforme si distingue dalle altre.
Quando io non sto giocando con il camion, gli altri pompieri si devono guardare tra di loro e si devono chiedere "Ma dove è Paolo? come mai non sta indossando la sua uniforme dei pompieri?"
Quando sono vestito da pompiere e sto giocando a fare il pompiere tutti mi ammirano e aspettano solo me per spegnere gli incendi. Se non ci sono incendi e intervengo lo stesso nessuno ci fa caso.
Se, caro Babbo Natale, non trovi il camion, in cambio desidero che la mia morosa non si riveli essere una prostituta.
Grazie.
Lettera firmata.
lunedì 22 dicembre 2008
Etologia e recruiting
Mi sveglio la mattina alle 7 dopo essere andato a letto alle dieci di sera e aver sperato che a tutto ciò un giorno penserò sorridendo.
Arrivo al quarto piano della ditta e mi fanno sedere in mezzo a tutti quelli in attesa. In cinque ci fanno andare verso una stanza dove entra una signorina. Psicologa addetta al recruiting. Alta, zigomi alti, mani affusolate. Bella donna che mi fa paura e sa di farmene. I nostri nomi sono in cartellini sul tavolo; noi diventiamo foto sulle copertine di fascicoli con dentro i nostri curricula. Lei osserva tutto quello che faccio e lo giudica. E prende appunti. Incrocio le braccia e prende appunti. Incrocio le gambe e prende appunti. Mi masturbo sotto al tavolo e prende appunti. Le guardo il sedere e prende appunti.
La sua funzione e' la stessa di un etologo della prima parte del secolo. L'etologia moderna evita che il soggetto studiato capisca di essere studiato e perciò entri in contatto con chi lo sta studiando. L'etologia moderna evita di influenzare l'osservato tramite il processo d'osservazione da parte dell'osservante.
Intuisco quindi che microfoni ci stiano spiando durante i momenti di assenza della psicologa, o che persino uno degli esaminati sia lui stesso un esaminatore. Paradossalmente forse siamo noi stessi gli esaminatori e l'azienda sta valutando se assumere o meno la psicologa.
Prove di gruppo. Tutti a discutere su cosa sia meglio per una ditta che produce pannolini e deve affrontare questo ipotetico mercato dove un'altra ditta produce macchine del tempo per la cacca. La cacca la spediscono a fine '700 e la ditta di pannolini non e' pienamente contenta. Io propongo di evitare i rapporti di coppia duraturi e stabili a favore di brevi innamoramenti alla fermata dell'autobus. Come alternativa mandate i bambini nel passato e dopo la loro educazione sentimentale li riportate nel presente, o piu' o meno in epoca recente.
A conclusione entra un senior manager super professional che mi fa capire che la parola chiave e' 'business'. Aumentare il business, fare del business, i paesi dove facciamo del buon business. Non ho capito bene cosa sia ma lo cerco tra gli scaffali al supermercato la settimana seguente. A titolo di cronaca e' un detersivo nella seconda corsia dell'EuroSpin di Cona (FE).
"Indovinate quale e' il secondo paese europeo dove facciamo del buon business, non lo credereste mai...". Io tento: "Svizzera". "Assolutamente no, li le mucche hanno paura delle persone in giacca e cravatta". Mi viene in mente il cioccolato al latte e cosi' mi distraggo per tutta la mezzora successiva.
Cinquanta slide dopo, arrivato lo spazio per le domande gli chiedo: "Ok, voi fate consulenza, ma c'e' mai stata qualche consulenza che non sia andata a buon fine." Lui mi squadra finto affabile, la ragazza prende appunti con disapprovazione. La nuova parola chiave del suo discorso diviene 'developing', e c'è' sempre stato un 'developing' al 99%. Se una volta hanno fallito il cliente e' rimasto comunque tale.
Io mi vergogno della domanda e rimango a testa bassa fino alla fine della presentazione.
Alla fine la psicologa ci saluta e mi prende in disparte: "Signor Franchini, lei sta male e si capisce chiaramente, c'e' nulla che possa fare per lei?"
In stazione 25 minuti dopo cambio il biglietto con quello per un treno di due ore prima che quasi perdo.
Arrivo al quarto piano della ditta e mi fanno sedere in mezzo a tutti quelli in attesa. In cinque ci fanno andare verso una stanza dove entra una signorina. Psicologa addetta al recruiting. Alta, zigomi alti, mani affusolate. Bella donna che mi fa paura e sa di farmene. I nostri nomi sono in cartellini sul tavolo; noi diventiamo foto sulle copertine di fascicoli con dentro i nostri curricula. Lei osserva tutto quello che faccio e lo giudica. E prende appunti. Incrocio le braccia e prende appunti. Incrocio le gambe e prende appunti. Mi masturbo sotto al tavolo e prende appunti. Le guardo il sedere e prende appunti.
La sua funzione e' la stessa di un etologo della prima parte del secolo. L'etologia moderna evita che il soggetto studiato capisca di essere studiato e perciò entri in contatto con chi lo sta studiando. L'etologia moderna evita di influenzare l'osservato tramite il processo d'osservazione da parte dell'osservante.
Intuisco quindi che microfoni ci stiano spiando durante i momenti di assenza della psicologa, o che persino uno degli esaminati sia lui stesso un esaminatore. Paradossalmente forse siamo noi stessi gli esaminatori e l'azienda sta valutando se assumere o meno la psicologa.
Prove di gruppo. Tutti a discutere su cosa sia meglio per una ditta che produce pannolini e deve affrontare questo ipotetico mercato dove un'altra ditta produce macchine del tempo per la cacca. La cacca la spediscono a fine '700 e la ditta di pannolini non e' pienamente contenta. Io propongo di evitare i rapporti di coppia duraturi e stabili a favore di brevi innamoramenti alla fermata dell'autobus. Come alternativa mandate i bambini nel passato e dopo la loro educazione sentimentale li riportate nel presente, o piu' o meno in epoca recente.
A conclusione entra un senior manager super professional che mi fa capire che la parola chiave e' 'business'. Aumentare il business, fare del business, i paesi dove facciamo del buon business. Non ho capito bene cosa sia ma lo cerco tra gli scaffali al supermercato la settimana seguente. A titolo di cronaca e' un detersivo nella seconda corsia dell'EuroSpin di Cona (FE).
"Indovinate quale e' il secondo paese europeo dove facciamo del buon business, non lo credereste mai...". Io tento: "Svizzera". "Assolutamente no, li le mucche hanno paura delle persone in giacca e cravatta". Mi viene in mente il cioccolato al latte e cosi' mi distraggo per tutta la mezzora successiva.
Cinquanta slide dopo, arrivato lo spazio per le domande gli chiedo: "Ok, voi fate consulenza, ma c'e' mai stata qualche consulenza che non sia andata a buon fine." Lui mi squadra finto affabile, la ragazza prende appunti con disapprovazione. La nuova parola chiave del suo discorso diviene 'developing', e c'è' sempre stato un 'developing' al 99%. Se una volta hanno fallito il cliente e' rimasto comunque tale.
Io mi vergogno della domanda e rimango a testa bassa fino alla fine della presentazione.
Alla fine la psicologa ci saluta e mi prende in disparte: "Signor Franchini, lei sta male e si capisce chiaramente, c'e' nulla che possa fare per lei?"
In stazione 25 minuti dopo cambio il biglietto con quello per un treno di due ore prima che quasi perdo.
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