sabato 16 giugno 2018

Apriamo i porti alla Svezia

Mio zio fa questo lavoro, da un settimana quasi. Va in Europa e crea problemi economici ed instabilità politica. Gli ho suggerito di iniziare con la Svezia.

In Svezia prima andava tutto bene, i giovani avevano una occupazione stabile, le pensioni a 60 anni con 30 di contributi, no inquinamento e mutui a tassi ridotti.

Arriva lui, porta il panico. Nessuno vuole stare più in Svezia. Tutte le giovani svedesi (e gli svedesi) si riversano in Italia. Ovvero, vanno verso sud e magari qualcosa arriva anche in Italia.
 - "Siamo giovani svedesi (anche maschi), possiamo entrare a rubarvi il lavoro?
 - "Certo, a noi va benissimo".

mercoledì 12 luglio 2017

Il sesso orale come paradigma di un modello della realtà fisica

Edward Norton Lorenz era un uomo tranquillo che amava il suo lavoro. Ogni venerdì era solito tornare a casa un po' prima dall'università dove si occupava di matematica, in particolare di matematica legata alle meteorologia. Era sposato da almeno 20 anni e si vantava di conoscere le donne e con “donne” intendo sua moglie e con “bene” si intende così così. Lorenz aveva l'abitudine, consolidatasi da circa 10 anni, di passare ogni venerdì a prendere un mazzo di fiori e una bottiglia di vino in un supermercato sulla via del ritorno. La consorte, certa della bottiglia di vino e del mazzo di fiori, un'ora prima del suo rientro a casa iniziava a preparare costolette condite in un solido strato di spezie che all'arrivo del marito sarebbero state sfrigolanti in padella, pronte per essere rigirate un'ultima volta un momento prima che i fiori le fossero passati in mano, un bacio le venisse dato in fronte e la bottiglia toccasse il tavolo della cucina. Le cena trascorreva principalmente nell'ascoltare la moglie. La moglie di Lorenz sapeva di essere lasciata parlare, ma la cosa sembrava inorgoglirla quasi quanto i sorrisi del marito tra un boccone e un sorso di vino. Finita la cena i coniugi ascoltavano qualche programma alla radio e poi si ritiravano al piano di sopra, pochi minuti prima delle 22 come era sempre avvenuto negli ultimi 10 anni.

Il lunedì seguente, guidando verso l'università, fumando con un braccio sporto dal finestrino, Lorenz si domandava come mai tre sere prima la moglie avesse voluto onoralo di una appagante sessione di sesso orale, cosa che invece non era avvenuta il venerdì notte ancora precedente, né tre settimane fa, mentre ancor prima fosse accaduta per quattro settimane in serie.

Durante la mattina Lorenz programmò il computer che usava per lavorare (all'epoca i computer erano noiosi e senza faccine buffe) per ottenere un grafico dell'evoluzione temporale di equazioni che rappresentavano un modello semplificato della convezione atmosferica, equazioni che, come sarebbero state conosciute a posteriori, Lorenz usava chiamare equazioni di Lorenz dal nome del loro scopritore, che era lui medesimo.
I dati lentamente macinati produssero un tracciato. Tornato dal pranzo, volle estendere temporalmente il calcolo, e lo fece ripartire usando meno decimali nei dati iniziali in modo da velocizzare l'elaborazione. I grafici dei due risultati dopo pochi decimetri di carta perforata divergevano come le traiettorie di due automobili guidate da Schumacher ora e quattro anni fa. Assodato che il computer non avesse fatto errori grossolani, Lorenz aggiunse alla frustrazione del non conoscere sua moglie l'aggiunta costernazione di non comprendere appieno ciò che lui stesso aveva creato.


Tutto ciò avveniva nel 1963, quando negli ultimi 60 anni la fisica unita alla matematica, aveva già oltremodo infastidito le solide concezioni che per secoli mantenevano salde le boccolute parrucche sui crani degli eminenti scienziati. Se Lorenz avesse avuto modo di discutere con Newton delle sue pruderie matrimoniali o delle sue equazioni quest'ultimo non lo avrebbe capito. Tralasciando il fatto che Sir Netwon tutto preferiva tranne avere a che fare con le donne (commentare la Bibbia, cercare di trasmutare i metalli, odiare in preda ai fumi del mercurio tutti i suoi colleghi), per lui un'equazione relativa ad un fenomeno fisico si prendeva, si rigirava come meglio conveniva e si risolveva come solo un vero matematico d'altri tempi osava fare. All'inizo del secolo Einstein non ci avrebbe fatto capire più niente dello spazio e del tempo, mantenendo comunque un certo determinismo della nostra ignoranza del fenomeno fisico:

"Ti sembra lungo?"
"Non saprei, a che velocità inerziale hai detto che ti stai muovendo?"

dove anche il durare risulta imprescindibile dal sistema di riferimento: negli acceleratori moderni un evento troppo breve per essere misurato viene fatto andare veloce e come per magia sembra durare di più allo scienziato che sta fermo alla stazione osservandolo avvenire, a parte il fatto che non sia magia, ma equazioni. Fino ad arrivare alle meccanica quantistica nella quale non posso sapere nulla di un evento prima di misurarlo e l'atto di misurarlo ne determina la misura, roba che, anche a dirla seriamente davanti ad una lavagna, ti prendono per scemo.
Lorenz che non era uno sprovveduto queste cose le sapeva, ma come aveva imparato alle elementari, la relatività ristretta riguarda le cose piccole piccole che viaggiano a velocità veloci veloci mentre la meccanica quantistica riguarda cose piccole piccole che non sanno nemmeno ben loro se essere particelle o onde. Questo sicuramente non poteva avere a che fare con le sue amate masse atmosferiche, che, benché, costituite da cose piccole (atomi, non particelle: per il lettore distratto le particelle sono piccole piccole), erano descritte da equazioni che nella loro formulazione risultavano molto più vicine al buon Isacco che agli scapestrati fisici dell'ultimo secolo.

Quindi Lorenz cosa aveva sbagliato? Stesso vino, stesso orario di ritorno, stesse costolette, stessa cena, stesse equazioni e stessi dati iniziali? Quasi. Ripetendo la sua simulazione al computer includendo tutti i decimali che si poteva permettere, ottenne un terzo risultato e comprese quello che tutti noi ora chiamiamo nelle conversazioni al bar con gli amici “effetto farfalla” che enunciato in termini chiari anche all'innamorata dell'eroe in canottiera in un film di Hollywood: “cambi di poco la condizione iniziale, il risultato prende una piega imprevista”. Esplosione. Quindi anche in un mondo ideale dove tutti coloro che su Facebook sanno come stanno veramente le cose hanno modo di provare le loro idee, fallire e stare zitti per sempre e dove tutte le equazioni per descrivere la realtà sono definite in un comodo breviario tascabile, impercettibili errori nel definire le condizioni iniziali stravolgono la nostra previsione del futuro. I decimali alle spalle del numero contano, e tanto, quindi anche l'errore che si fa nel misurare: siccome le due cose sono imprescindibili ci troviamo ad essere deterministicamente fottuti.

Lorenz imparò allora una importante lezione morale che sono certo avrebbe voluto condividere: la prima volta che ti porti una tipa a casa è (quasi) un Newton assicurato, dopo 20 anni di matrimonio meglio giocare bene le tue condizioni iniziali.

venerdì 14 ottobre 2016

Zanardi

Una volta vidi un documentario, mi pare su RaiTre, su Zanardi.
Seguiva la sua vita quotidiana, dai siparietti in famiglia, agli allenamenti quotidiani, fino alle grandi prove sportive che tutti conosciamo.

Iniziava con questo momento di vita domestica, dove tutta la famiglia era riunita attorno al tavolo per la colazione, probabilmente alle 4 del pomeriggio di una domenica, o qualcosa finto di questo genere. Un paio di figli di sessi assortiti per l'occasione e moglie sorridente.
Telecamera fissa su Zanardi, dopo vari momenti di autoironia sull'assenza delle gambe, gli venne chiesto in merito alla sua esperienza (pilota automobilistico, pilota in declino, amputato, super sportivo disabile) se, potendo tornare a prima dell'incidente, sceglierebbe di riavere le sue gambe. Lui ci pensò poco e rispose di no, che probabilmente non lo farebbe. Insomma, potendo scegliere, meglio senza gambe.

Poi finita la colazione nel tempo per "alzarzi", spostare la sedia, sistemare le stampelle, trovare il l'equilibrio e allontanarsi, la moglie aveva iniziato a sparecchiare, togliere i piatti dalla tavola, mettere i piatti nel lavello, infilarsi i guanti e rassettare tutta la cucina. E Zanardi seguito dalla telecamera infine si è diretto verso il garage dove si è infilato in una bicicletta speciale, che poi era un triciclo, tramite la quale si pedala con le mani, pronto per i cento chilometri quotidiani.

Questo simpatico episodio mi ha fatto capire che Zanardi in effetti non è diverso da nessun altro.

giovedì 9 giugno 2016

Il genetliaco della Regina

In Inghilterra hanno una bellissima tradizione per i compleanni della Regina. Magari non per tutti i singoli compleanni, ma sicuramente per quelli importanti, ad esempio nell'anno attuale per i suoi magnifici 90 tondi anni, o per quando ne ha compiuti 70, o per quando, Dio in te confidiamo, ne compirà dieci volte dieci; dopotutto quante volte nella vita si compiono novantanni? Una sola! Ok anche 23.45 ma questi sarebbero solo dettagli.

Tutti i bambini delle scuole primarie per un giorno festeggiano la Regina preparando un biglietto di auguri da inviare poi a Palazzo. Le maestre dedicano la mattina alla realizzazione di un pensierino, una breve poesia in rime baciate, magari corredata da un grazioso disegno pieno di porporina e dai dettagli sproporzionati da confezionare in una lettera da spedire al seguente indirizzo

Her Majesty The Queen
Buckingham Palace
London
SW1A 1AA

Non è adorabile? Viene indicato persino il codice postale. Io perlomeno lo trovo adorabile.
Immagino la Regina, a Palazzo, circondata dall'impaziente affetto dei suoi cari, che siede a fianco di enormi sacchi di morbida stoffa, aprendo una lettera alla volta, leggendola, accarezzandola con un affabile sorriso, annusandola e pulendocisi il culo.
Non necessariamente in questo ordine.



lunedì 27 luglio 2015

Rebbi

Anni fa stavo lavando i piatti in cucina. Cucina che era condivisa come tutto l'appartamento con altri studenti. Lavavo una forchetta e mi lamentavo di come faticassi a pulirla tra i denti con una normale spugna.

Ancora oggi quando lavo una forchetta, la insapono con la spugna e poi la risciacquo sotto l'acqua corrente e la trovo ancora sporca tra un paio di denti ripenso al commento di quel mio coinquilino in merito all'insinuarsi dello sporco: "Non dovrebbe accadere".

lunedì 18 maggio 2015

Lettera aperta al Direttore della NASA, al Direttore dell'ESA e al Direttore dell'ASI

Gentilissimi Direttori delle sopraelencate agenzie spaziali,

scrivo a voi per segnalare un tipico caso di comportamento lavorativo potenzialmente nocivo: mi riferisco alla Dottoressa Samantha Cristoforetti, attualmente in orbita presso la Stazione Spaziale Internazionale.

Seguo con grande rammarico l'attività della Dottoressa Cristoforetti nel suo ampio utilizzo dei social network, in particolare Facebook e Twitter.
Svariate volte nel corso della giornata commenta il suo lavoro e inserisce foto che ritraggono principalmente la sua attività a bordo della stazione e i luoghi della Terra sorvolati.
Essendo sempre stato un dipendente pubblico come la Dottoressa Cristoforetti sono consapevole del cosa voglia dire perdere la propria giornata al computer e odiare a tal punto i colleghi stranieri da telefonare a Fabio Fazio piuttosto che passare altro tempo con loro, quindi scrivo a voi per mostrare la mia preoccupazione.

Non vorrei che la Dottoressa Cristoforetti una volta tornata al suolo, facesse la stessa fine di molti astronauti che dopo essere andati sulla Luna, sono poi caduti in depressione, a rispondere a domande di giornalisti e ufologi e sentire le lamentele della moglie sul "dove sei stato?", "chi hai visto?", "se vai via per lavoro non è una scusa per non chiamare casa".
Se la Dottoressa Cristoforetti non torna giù con la speranza di ritornare su quali altri scopi trova nella vita? Impara la sesta lingua? Si fa un tatuaggio? Si iscrive a Zumba? acquista una Polo alla quale installare sedili sportivi? Mette su famiglia?

Ora ha tempo di scattare tutte queste bellissime immagini della Terra, peraltro lesive della dignità dell'uomo nel farlo apparire una caccola inutile nell'economia dell'Universo, ma poi quando tornerà a casa cosa posterà su Facebook? Ora la seguono 350 mila persone, ma poi chi la seguirà più? Cosa potrà mai fotografare di tanto incredibile? Una colazione mangiata per cena in un diner americano? i giochi geometrici delle travi della torre Eiffel?
Apprezzerà le cose semplici della vita dopo che è stata sparata dalla cima di un razzo da 300000 chilogrammi? Volete mettere 150 tonnellate di carburante con un sorriso di un bambino?

Questa ragazza quando vedrà che i follower diminuiscono, che i post non li commenta più nessuno e che Paolo Attivissimo smette di masturbarsi sulle dirette streaming di Nasa TV, entrerà inevitabilmente in depressione nel paragonarsi a se stessa

Mi sono rivolto a voi purtroppo non con una soluzione, ma con un problema. Basterebbe un teleobiettivo a bordo molto più potente?
Facile trovare bella la Terra dall'alto.


venerdì 1 maggio 2015

Volantini

Li ricopio su carta o me li salvo sul cellulare.
I numeri sui volantini di chi ha perso/smarrito/scomparso un gatto o un cane. Un paio di volte un furetto con una coda lunga striata.

Poi ogni tanto telefono a qualcuno, a caso. "Lo ha ritrovato?", chiedo.
Molti lo stanno ancora cercando, pochi lo hanno recuperato.
Alcuni non si ricordavano più di averlo smarrito.
Altri, confessano, non lo avevano nemmeno mai perso.

mercoledì 18 marzo 2015

L'appuntamento

... poi, come ti dicevo, sono uscito con questa cinese?

E come è andata?

Niente, ci siamo visti per un caffè, abbiamo parlato e basta, poi l'ho riaccompagnata a casa.

E con la lingua? vi capivate?

Sì tutto bene. La ragazza è molto occidentale ed è stato molto piacevole.

Da dove viene?

Dalla zona di Pechino.

A nord o a sud?

A ovest. Ci sei mai stato?

No. E dove vive?

In città, abita con un'altra ragazza, sempre cinese, ma ora è via.

Casa tutta per lei!

Sì, ma poi mi ha parlato di un'altra sua amica che le ha chiesto un favore.

Quale favore?

Di tenerle il cane per una decina di giorni. Allora le ho chiesto se le piacessero i cani...

E lei che ti ha risposto?

Sì, ha detto che le piacciono, solo che poi... insomma... non ho resistito...

Glielo hai veramente chiesto?

Sì, ma sai, una cinese, ti dice, testuali parole: "Mi piacciono molto i cani".

Ma lo sai che è razzista?

Eh, ma quando mi sarebbe ricapitato...

E cosa gli hai chiesto esattamente?

Se si scopava i cani...

E lei?

Ha detto di sì, con molta naturalezza. Ha detto che è capitato un paio di volte.

E vi rivedrete?

Mi chiama lei.